Antonio, il piccolo puparo che ama Camilleri e sogna di recitare il “cunto” al presidente Mattarella, di Giuseppe Maurizio Piscopo

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Incontriamo Antonio Tancredi Cadili, 8 anni, sul palcoscenico dei Cantieri Culturali della Zisa a Palermo, durante un incontro con i giornalisti del Corriere della Sera per l’iniziativa Buone Notizie in Viaggio, mentre incanta il pubblico con le  sue storie sui pupi siciliani.

Antonio, figlio dei giornalisti Giuseppe Cadili e Valeria Giarrusso, è il più giovane ed esperto puparo in Italia. La sua è veramente una bellissima storia ormai conosciuta da tutti. L’8 dicembre scorso è stato ospite di Antonella Clerici nel programma Portobello su Raiuno. La sua presenza ha incantato grandi e piccini. Sentiremo a lungo parlare di questo bambino che ha un feeling strepitoso con il mondo dell’arte…

Quando nasce la tua passione per i pupi siciliani?

Questa passione nasce grazie a mia madre da quando avevo 4 anni. Mia mamma per trascorrere un pomeriggio diverso mi ha portato a vedere uno spettacolo al teatro dell’Opera dei Pupi. Da lì è stato subito amore.

Che cos’è per te un pupo? È un giocattolo, un oggetto artistico?

Essendo figlio unico, per me un pupo è come un fratello.

Che classe frequenti e come ti trovi a scuola?

Frequento la terza elementare; a scuola mi trovo bene. Con i compagni e gli insegnanti ho un buon rapporto ma i miei maestri preferiti sono il maestro Antonio, che insegna musica e informatica, e la maestra Alessandra, che invece insegna inglese.

Il tuo talento è stato scoperto dall’attore Salvo Piparo durante uno spettacolo?

Anche più di uno. La mia prima esperienza l’ho vissuta l’estate scorsa quando ho preso parte a Palazzo Reale allo spettacolo “R Patrona”, la storia di Santa Rosalia. È stata una bellissima esperienza e sono diventato da subito la mascotte del gruppo.

Antonio in costume nello spettacolo “R. Patrona”, foto di Salvo Damiano

Come trascorri le tue giornate?

Domani per esempio andrò a lezione di pianoforte, un’altra mia grande passione, poi mi dedicherò ad uno spettacolo con i Pupi e allo studio.

Cosa farai da grande?

Vorrei fare l’ingegnere informatico. Mi piacerebbe realizzare un videogioco sull’Opera dei Pupi. Per ora ho solo l’idea, non ho ancora pensato a come farlo nei particolari.

Quanti Pupi possiedi?

Circa 40 tra grandi e piccoli. I primi pupi che ho avuto erano pupi catanesi. Quando ero più piccolo ci giocavo e li smontavo tutti per farci dei modellini. Poi ho comprato un pupo “nudo”,  cioè senza armatura per apprezzarne la struttura. In Sicilia ci sono due scuole per quanto riguarda i pupi: i pupi palermitani hanno la spada sempre nel fodero, mentre quelli catanesi ce l’hanno sempre in pugno. Inoltre quelli catanesi sono più grandi rispetto ai palermitani. Infine i pupi palermitani sono più snodabili rispetto a quelli catanesi che sono più rigidi.

C’è un film che dovrai vedere da grande che si intitola: “Turi e i Paladini” del regista Angelo D’Alessandro, dedicato a un famoso puparo Emanuele Macrì e che racconta la storia della fine del mondo dei pupari. Tu conosci molti pupari siciliani?

Io conosco la maggior parte dei pupari di Palermo, la mia città: Argento, Cuticchio, Bumbello. Di pupari catanesi, invece, ne conosco solo due o tre. Ho conosciuto i pupari Napoli con cui ho stretto buonissimi rapporti e i Salamanca, incontrati durante l’ultima serata dell’evento: “La macchina dei sogni” dove hanno presentato uno spettacolo. È stata un’esperienza bellissima.

So che sei anche compositore. Che cosa hai scritto e a quale musica ti ispiri?

Ho composto sinora cinque melodie. La musica a cui mi ispiro è quella classica ma amo molto anche i Queen. Gli accordi improvvisati da Freddie Mercury sul palco durante i suoi concerti sono per me fonte di grande illuminazione.

Antonio al pianoforte

So che hai scritto lettere a grandi personaggi come Camilleri e il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella…

Ho scritto una lettera ad Andrea Camilleri nel febbraio del 2017 e la risposta è arrivata del tutto inaspettatamente a luglio. Gli avevo scritto per dirgli che per Natale una mia amica mi aveva regalato il suo libro “Topiopì” e la storia mi è piaciuta tantissimo, mi aveva commosso. L’ho trovata molto toccante. E lui mi ha risposto. La lettera al Presidente della Repubblica invece l’ho scritta per dirgli che vorrei tanto conoscerlo e recitargli il “Cunto”. So che lui da buon siciliano senz’altro apprezzerà.

Tu sai che la storia dei Pupi è una storia molto antica… cosa mi sai dire in proposito?

La storia dei pupi inizia nel ‘700 e il più bravo tra i cantastorie del Cunto è stato Celano, un uomo di grande maestria che resterà per sempre nella storia dei pupari, un’anima che non sarà mai dimenticata.

Cosa farai in estate?

Adoro il mare e mi trasferirò a Cefalù dove ho diversi amici. E di sera organizzerò dei piccoli spettacoli con i pupi in spiaggia.

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