Una donna per papà, di Nuccia Isgrò, recensione di Daniela Domenici

Ancora una volta Nuccia Isgrò, scrittrice e docente milazzese, ci regala un’opera intrisa della sua ormai nota, leggera ironia che è la sua cifra distintiva, il fil rouge che lega tutti i suoi tanti libri e che colora di sorrisi la narrazione sin dall’inizio.

Questa volta il protagonista di “Una donna per papà” è un uomo, rimasto vedovo da poco dopo un lungo matrimonio d’amore, che si trova a fare i conti con questa nuova situazione in cui deve affrontare il nuovo rapporto con la figlia e i due figli, con gli amici più cari e con alcune figure femminili; bravissima Isgrò a inventarsi le avventure più improbabili per questo vedovo che prova a colmare il vuoto dell’assenza della sua amatissima moglie con lezioni di ballo tenute da Manolo-Luca, una gita-odissea a Roma con incredibili notti in un convento, pseudo-badanti subito mandate via e tanto altro ancora che riescono a farci amare subito Luigi, questo goffo, smarrito, dolcissimo settantenne.

E naturalmente, dopo tante alterne vicende, arriverà un imprevisto ma perfetto “happy end” per lui che darà finalmente serenità alla sua vita dopo che si sono già “sistemate” quelle della figlia, del figlio e degli amici più cari.

 

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