la pericolosa noncuranza delle parole, di Loredana De Vita

The Dangerous Carelessness of the Words

Non bisognerebbe mai pronunciarsi a favore della violenza, mai e in nessun caso, non importa se si è le vittime o i carnefici.

La violenza ispira violenza e alimenta violenza: essa è il circolo vizioso che imprigiona il diritto di non essere oppresso nella stessa violenza di quelli che producono violenza.

Lo so che è difficile da accettare, ma dovremmo segnare una netta separazione tra noi e la violenza sia fisicamente che mentalmente, altrimenti non saremo capaci di distinguere noi stessi dal violento, il diritto dall’abuso, la coscienza dall’irresponsabilità, la libertà dall’oppressione.

Non sto affermando di proclamarci vittime, ma di usare la forza della nostra innocenza per combattere l’oppressione, il coraggio della nostra gentilezza per opporre la sadica cecità dell’oppressore.

Inoltre, mai neanche per una volta dovremmo sostenere la violenza con le nostre parole né contro le vittime né contro gli oppressori. Dovremmo fare molta attenzione alle nostre parole, perché se esse incoraggiano la violenza condurranno gli esseri umani alla totale distruzione.

La violenza non è una dimostrazione del potere, ma dell’incapacità di relazionarsi agli altri; essa mostra l’assenza di potere e l’inettitudine nello stabilire relazioni positive e creative.

La violenza è l’arma di quelli che non hanno visione alcuna eccetto la visione limitata di se stessi, essa non è la domanda né la risposta ai complessi profondi di coloro che non sono mai stati in grado di confrontarsi con se stessi ma la loro condanna.

La violenza è la più grande delle debolezze, poiché espone al proprio infinito nulla.

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