All’una e trenta, di Isabel Ostrander, edizioni Le Assassine, collana Vintage, recensione di Daniela Domenici

Una collana rivolta al passato, alla scoperta di scrittrici che a vario titolo sono state pioniere della letteratura gialla. Alcune sono ormai cadute nell’oblio, altre sono tuttora lette o hanno premi dati in loro onore. Abbiamo proposto le loro opere in chiave moderna, senza cancellare del tutto la polvere del tempo che le ha rese solo più preziose”; questa la mission della collana “vintage” della casa editrice “Le Assassine” della quale ho letto anzi, per meglio dire, divorato in un soffio le 268 pagine di “All’una e trenta” immaginato della bravissima, e un po’ misteriosa, scrittrice americana Isabel Ostrander, vissuta tra la fine del XIX e l’inizio del XX, e magnificamente tradotta da Daniela Di Falco.

Il protagonista è Damon Gaunt, un detective cieco dalla nascita, che viene chiamato a risolvere, data la sua fama, il caso della morte di un uomo, Garret Appleton, intorno al quale ruotano un’infinità di persone, dal fratello Yates alla madre dei due, dalla moglie Natalie Ellerslie alla sorella di lei Barbara e il suo fidanzato Randolph Force, da Doris Carhart, figlia di un giudice amico di famiglia, all’ispettore Hanrahan, la servitù di casa Appleton per concludere con Jenkins, fido maggiordomo, e la signorina Barnes, la solerte segretaria di Gaunt.

Con uno stile splendidamente accattivante, scorrevolissimo ma che lascia, con apparente nonchalance, piccoli indizi lungo la strada Ostrander porta Gaunt alla soluzione del caso, del tutto imprevedibile, che rappresenta anche una sorta di “turning point”, un momento di svolta nella sua carriera.

Splendidamente brava Ostrander a descriverci come Gaunt “veda”, percepisca ogni particolare come se non fosse cieco, piccoli, grandi indizi che sfuggirebbero a noi normodotati/e e che invece per lui sono di assoluto rilievo.

Complimenti all’editrice che ha scelto di dare spazio alle gialliste di ieri e di oggi, non vedo l’ora d’immergermi nella prossima storia…