accadde…oggi: nel 1871 nasce Emily Carr, di Michele Broccoleti

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Vera e propria icona dell’arte del XX secolo, pittrice-culto di intere generazioni di donne ed artiste, Emily Carr viene spesso assunta come simbolo del femminismo di tutti i tempi, per aver combattuto contro i pregiudizi e le convenzioni sociali e per aver dato voce alle sue più profonde ispirazione artistiche.

Nata a Victoria, nella Columbia Britannica, il 13 Dicembre 1871, Emily Carr visse nella sua città natale fino al 1889, per poi trasferirsi, dopo la morte dei genitori, a San Francisco dove studiò arte fino al 1895. Nel 1899 si trasferì invece in Inghilterra, dove, per continuare ed approfondire i propri studi, si iscrisse alla scuola di arte di Westminster di Londra e frequentò anche le scuole di Cornwall, Bushey ed Hertfordshire. Durante il suo soggiorno londinese, entrò inoltre in contatto con il gruppo di St. Ives e con la scuola privata di Hubert von Herkomer. Nel 1910 decise di spostarsi in Francia, a Parigi, dove trascorse un anno a studiare arte presso l’Académie Colarossi: proprio in Francia conobbe le opere dei Fauves, il cui stile postimmpressionistico influenzò il colore dei suoi lavori. Tuttavia, scoraggiata dalla mancanza del successo artistico, ritornò definitivamente a Victoria l’anno successivo.

È fuori discussione che alcuni aspetti propri della cultura della Columbia Britannica e del Canada influenzarono notevolmente Emily Carr, la quale fin da giovane iniziò ad entrare in contatto con varie comunità di natii americani. Proprio dopo la sua permanenza europea, Emily Carr trascorse alcuni anni nella città di Vancouver, dove prese piede il suo progetto di dipingere i pali totemici, nel tentativo di catalogarli prima della loro scomparsa.

Nel 1913 però, a causa di problemi finanziari, dovette di nuovo tornare a Victoria, dove fu costretta a tralasciare la sua vena artistica, per dedicarsi a lavori più remunerativi. Le sue opere erano ancora sconosciute ai contemporanei ed al mondo dell’arte e fu così che si dedicò prima all’attività di vasaia, poi ricavò una piccola pensione nella sua casa, ed infine mise in piedi un allevamento di cani da pastore.

Negli anni venti, Emily Carr entrò in contatto con alcuni membri del Gruppo dei Sette, dopo essere stata invitata dalla National Gallery del Canada a partecipare ad un’esposizione sui natii d’America. Questa esposizione segna un punto di svolta nella vita di Emily Carr, in quanto le sue opere iniziarono ad essere apprezzate (in particolar modo da Lawren Harris) e poco più tardi fu invitata a partecipare proprio ad un’esposizione del Gruppo dei Sette: fu l’inizio della sua lunga e preziosa associazione al gruppo, i cui membri la definirono, qualche anno più tardi, come “la madre dell’arte moderna”.

Ma da cosa era caratterizzata l’arte della pittrice canadese? Da dove derivava la sua ispirazione artistica?

Semplicemente possiamo affermare che Emily Carr sperimentò un’identificazione estatica con lo spirito della natura: il rigido clima della Columbia Britannica, la ricchezza di acqua e soprattutto la presenza di boschi, foreste ed alberi, le offrirono numerose opportunità per continue riflessioni e per una costante crescita artistica.

In particolare, parlare degli alberi di Emily Carr, significa parlare del soggetto principale delle sue opere.  L’albero spesso corrisponde al centro focale dei suoi dipinti, ma per la pittrice canadese rappresenta anche l’espressione del suo lavoro e della sua vita. Già agli esordi della sua carriera artistica, nel 1905, Emily Carr realizzò alcune vignette per un periodico politico di Victoria, dove venivano “animati” gli alberi, i quali, ci suggerisce la pittrice, possiedono una vita propria e non dovrebbero essere abbattuti con troppa leggerezza: era questa un’idea poco popolare nella Columbia Britannica, dove l’industria del legname distruggeva annualmente intere aree di boschi e foreste. Emily Carr si identificava con gli alberi, passava lunghi periodi vivendo nelle foreste e cercando di capire tutto quello che poteva sull’esistenza degli alberi stessi e durante questi periodi realizzava innumerevoli schizzi, studi e bozzetti preparativi (la maggior parte realizzati con gli acquarelli), i quali poi venivano trasposti nelle sue tele. Anche dai suoi diari possiamo capire che per Emily Carr gli alberi erano meglio degli esseri umani, mentre i suoi dipinti ci testimoniano che gli alberi scandiscono continuamente il ritmo ed il movimento dell’opera venendo rappresentati a volte in maniera realistica, statici ed “impassibili”, mentre altre volte sono raffigurati in modo fantastico ed in forme astratte, in una sorta di danza fatta di rami a spirale e tronchi contorti. Soprattutto nel secondo caso, le opere di Emily Carr sono cosparse di nastri di colore ondulanti, che ricoprono la superficie e lo spazio dell’intero dipinto.

Sembra quasi che per la pittrice canadese gli alberi a volte si trasformino in un’ossessione: in particolari periodi della sua carriera artistica, a causa delle sue ristrettezze economiche, acquistò materiali di scarsa qualità per i suoi lavori (grandi fogli di carta da parati e vernici usate per imbiancare le mura delle case, che venivano diluite con benzina e petrolio…) al fine di poter produrre velocemente, come presa da un improvviso vortice, un grande quantitativo di soggetti arborei, che venivano appunto realizzati inizialmente come studi e poi erano trasformati in opere pittoriche.

Per vivere a stretto contatto con la natura decise anche di costruirsi una sorta di roulotte, che veniva trasportata in mezzo alla foresta e serviva ad Emily per ripararsi durante la notte: in breve tempo, le pareti della sua “casa viaggiante”, venivano tappezzate con i suoi studi pittorici sugli alberi. A volte gli alberi sono semplicemente ridotti in forme geometriche e semplificate, altre volte sono raffigurati nel loro movimento sospinto dai venti, mentre altre volte ancora sono fantastici e derivano direttamente dai sogni e dall’inconscio di Emily, che per tutta la sua vita rimarrà fedele al proprio soggetto pittorico preferito.

Osservando gli alberi di Emily, non solo possiamo vedere la natura nelle sue variegate forme e nelle svariate rappresentazioni della pittrice canadese, ma possiamo di volta in volta anche osservare la luce del sole che filtra tra i rami, immergerci nell’oscurità delle tenebre che cala sul bosco, farci trasportare dai forti venti che scuotono gli alberi, ascoltare i rumori ed i suoni che gli stessi producono e perfino toccare ed odorare lo spirito della natura. Oltre a questo, gli alberi di Emily esprimono anche l’umore della stessa pittrice: gioiosi, tristi, malati… Emily si identifica talmente con gli alberi, al punto da farli portatori dei suoi stati d’animo… La foresta diventa infine, per l’artista canadese, una sorta di rifugio religioso, dove prende vita la sua particolare forma personale del Cristianesimo.

Perciò è indubbio che gli alberi sono l’asse centrale attorno al quale ruota il lavoro di Emily Carr, la quale però, durante la sua carriera artistica fu molto attratta ed interessata anche da un’altra tematica, rappresentata  dalla cultura e dalle tradizioni dei natii d’america. Lei stessa visse fra gli indiani d’america, ed ebbe il principale scopo di raffigurare e dipingere quanti più pali totemici possibile, al fine di catalogarli prima della loro scomparsa. Come fece per gli alberi, adottò anche per i totem una scelta simile: realizzava inizialmente schizzi e bozzetti di studio con gli acquarelli, per poi trasporre i soggetti sulla tela. Lo scopo di catalogazione dei totem indiani, divenne ben presto una sorta di ossessione per Emily, che voleva riprodurre tutti questi fantastici manufatti, prima che gli stessi venissero distrutti dalle intemperie, dall’abbandono o addirittura fossero acquistati per pochi soldi dai responsabili dei vari musei canadesi, che sradicavano totalmente i totem dal loro contesto spazio-temporale.

Nel corso della sua vita, Emily Carr visitò numerosissime riserve indiane (che spesso si trovavano nelle vicinanze di boschi e foreste) ed ebbe l’occasione di conoscere in maniera approfondita le tradizioni e le usanze dei natii d’america. In alcuni casi poté stringere relazioni con persone che le fecero capire le difficili condizioni di vita dei natii: le morti (soprattutto tra vecchi e bambini) erano numerosissime, causate per lo più dalle malattie trasmesse dai bianchi, che erano difficilmente curabili con la medicina tradizionale indiana. Anche i mezzi di sussistenza erano pochi: le abitazioni erano fatte tutte artigianalmente in legno e lo stesso legno veniva usato per realizzare manufatti ed utensili da poter utilizzare o rivendere. Ma purtroppo ciò non bastava, e presto molti uomini iniziarono a trovare lavoro presso le segherie canadesi, che sfruttavano per pochi soldi la manodopera dei natii.

Emily Carr conobbe quindi anche questo mondo, molto vicino al suo, ma sconosciuto alla maggior parte dei bianchi. Probabilmente, rappresentando i totem indiani, Emily ha voluto cercare di capire e comprendere il vero spirito dei natii d’America, avvolti in una sorta di rituale magico, con il quale spiegavano, giustificavano, e davano un senso alla vita di ogni individuo e all’esistenza di tutto il genere umano.

In conclusione possiamo cercare di rispondere ad un interrogativo che si sono posti alcuni storici dell’arte: come sarebbe cambiata la produzione artistica di Emily Carr, se fosse vissuta nel vecchio continente, piuttosto che in Canada?

Bèh…, sicuramente la risposta da dare a questa domanda non è poi così tanto difficile: l’arte di Emily Carr, ma anche la stessa artista canadese, non avrebbero avuto motivo di esistere se non in Canada e a stretto contatto con la natura canadese e la cultura e le tradizioni dei natii d’America.