il jazz e l’uguaglianza di genere, le trombettiste, tradotto e rielaborato da Daniela Domenici

dato che oggi è il World Jazz Day vi propongo questo articolo…

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Le grandi “luminaries” tra le vocalist jazz del 20esimo secolo – Ella Fitzgerald, Billie Holiday e Sarah Vaughan (per nominarne alcune) – danno l’impressione che il genere non ponesse alcun ostacolo in questo fenomeno musicale del 20esimo secolo. Comunque, sebbene le vocalist jazz fossero in grado di godere di carriere di successo e di popolarità mondiale e di posterità le strumentiste jazz furono meno fortunate. La percezione che “le donne non possono suonare il jazz” mette in luce la discriminazione che prevalse nel primo sviluppo del jazz.

Il jazz e le donne

1920s

Nei primi giorni del jazz c’era disprezzo sulla reale possibilità delle donne come strumentiste. Nel febbraio 1938 apparve un editoriale sulla rivista americana di jazz “Down beat” intitolata “Perché le donne musiciste sono inferiori”: la donna musicista non è mai nata capace di mandare nessuno più avanti dell’uscita più vicina. A questo articolo Peggy Gilbert, lei stessa una musicista jazz, suonatrice di sassofoni, clarinetto, violino e vibrafono e imprenditrice per le donne musiciste, rispose nell’aprile 1938 con un suo articolo. Con suo grande disappunto la rivista pubblicò il suo articolo con il titolo “Come si può suonare il corno col reggiseno?”

Entrare nel mondo del jazz professionale era un’impresa difficile per molte donne poiché rappresentava la rottura di tabù sulla performance pubblica delle donne. Il pianoforte era un’eccezione. Le abilità pianistiche erano storicamente considerate appropriate (e spesso desiderabili) per le donne sia nel contesto afro-americano che in quello euro-americano. Comunque, suonare a livello professionale – specialmente in un gruppo jazz – non era ancora accettato o accettabile per le donne americane della classe media bianche e nere. Questo non fermò molte pianiste e compositrici che parteciparono alla moda del ragtime agli inizi del ‘900. Le donne pianiste, e talvolta le suonatrici di “brass, reeds and rhythm”, lavoravano spesso anche in band familiari, nei circhi, nei carnevali e negli show sotto le tende. Le strumentiste generalmente formavano delle band jazz di sole donne o suonavano in gruppi familiari piuttosto che in gruppi misti inclusi gli American Syncopators di Bobbie Howell e il Fourteen Bricktops di Bobbie Grice.

Negli anni 20 mentre le vocalist afro-americane stavano “cutting” quello che sono ora note come le registrazioni di “blues classico”, spesso collaborando con (generalmente, ma non sempre, uomini) strumentisti jazz, molte donne pianiste partecipavano attivamente ad altri “hubs” di sviluppo jazz. C’era un numero crescente di pianiste jazz – Sweet Emma Barrett, Billie Pierce, Jeanette Kimball e Lovie Austin tra loro. La più famosa a emergere in quell’era fu la leggendaria Mary Lou Williams. Era considerata dall’establishment del jazz come “una dei ragazzi (guys)” e le sue abilità armoniche e melodiche erano così avanzate che ebbe un marcata influenza su molti dei primi giganti del bebop incluso Dizzy Gillespie e Thelonious Monk.

Seconda guerra mondiale

Il cambio nella percezione sui ruoli di genere durante la seconda guerra mondiale significò una maggiore libertà per le strumentiste. Poiché la chiamata alle armi fece diminuire i musicisti delle band maschili, tutte le band femminili godettero di aumentate prestigiose prenotazioni nelle maggiori sale da ballo e nei teatri e in un nuovi circuiti di intrattenimento militare. La celebre International Sweethearts of Rhythm suonò per le truppe nere americane confinate in Europa. In particolare le Sweethearts insieme con varie altre bands tutte femminili afro-americane talvolta ruppero segretamente la “color line” assumendo donne bianche. Le bands composte solo da musiciste bianche degli anni ’40 includevano la All-American Girls di Ada Leonard. Alcune musiciste occuparono posti vuoti nelle band maschili: Woody Herman assunse la trombettista Billie Rogers e la vibrafonista Marjorie Hyams, Gerald Wilson la trombonista Melba Liston, Lionel Hampton la sassofonista Elsie Smith e and Benny Carter la trombettista Jean Starr.

1950s

L’avvento della televisione vide più strumentiste bianche impiegate nelle band televisive dirette da Ina Ray Hutton e Ada Leonard. Donne coinvolte in attività jazz dei “transformative 1960s” includono la pianista/arpista/percussionista/compositrice Alice McLeod Coltrane e la pianista/organista Amina Claudine Myers.

Il movimento delle donne 1960s

L’emergenza del movimento di liberazione delle donne negli anni ’60 e ’70 portò nuovo interesse e pubblico per le strumentiste. Il primo Jazz Festival delle Donne si tenne a Kansas City nel 1978 seguito dal primo Festival Annuale del Jazz delle Donne a New York.