la chiamavano Primavera, di Tiziana Mignosa

La chiamavano Primavera

perché imbrigliati tra i capelli

possedeva spicchi di sole e arcobaleno

 .

continuava a cavalcare sogni

e mai alzava il lembo bianco

neanche mentre si faceva male

 .

La chiamavano Primavera

anche quando la malinconia

le soffiava il buio delle nubi accanto

.

e il mondo con le dita

intanto carezzava

gioia che non smetteva un attimo di volere

 .

Un bel giorno infatti il vento

impietosito da quel dolce tormento

dell’azzurro le donò la tenerezza

 .

infinito

gustato

nel finito

 .

Ma il bello

chissà mai perché

dura sempre il giro stretto di uno stornello

.

e così quando ancora

l’Amore sulla pelle canticchiava

come fulmine ogni cosa fu svanita

 .

E lei morì a sorpresa

mischiandosi alla terra e al pianto

del più fitto e freddo inverno

 .

E pensare che aveva pure creduto

che per amore suo

la luce alle stelle lui aveva rubato

.

regina cinta dai ghiacci della notte

stupita

si ritrovò anche senza corona

 .

Primavera nel vuoto del silenzio

condividendo con se stessa la sua pena

alle spalle lasciava il paradiso

 .

Primavera con l’umidità nell’occhio

risorta nel centro dell’inferno

comprese che nulla aveva capito

 .

E così

sui passi trascinati della terra

il fiore s’arrese alla sua sorte

.

e si fece polvere

e si fece nutrimento

per il giorno che ancora stava attendendo

 .

E tutti

intanto

continuarono a chiamarla Primavera

 .

tiziana mignosa

aprile duemilaundici