accadde…oggi: nel 2016 muore Bianca Orsi

https://www.gazzettadiparma.it/archivio-bozze/2016/10/24/news/bianca_orsi_la_scultrice_centenaria_che_studio_con_manzu_-166387/

2016 – Il mondo dell’arte ricorda la scultrice salsese Bianca Orsi, morta recentemente a Milano, dove viveva.
La famosa scultrice avrebbe compiuto 101 anni a dicembre. Era nata infatti a Salso il 20 dicembre 1915. Bianca, talentuosa fin dalle scuole elementari, decise poi di frequentare l’Accademia di Brera. E spesso raccontava in interviste con i maggiori quotidiani nazionali, di svegliarsi ogni mattina alle cinque per prendere il treno e percorrere i 110 chilometri che la separavano da Milano. Spesso, raccontava, arrivava a Parma alle due del mattino, viaggiando da sola. In Accademia ebbe l’occasione di studiare e laurearsi con i più grandi maestri del tempo: prima in pittura, con Aldo Carpi e Achille Funi, poi in scultura, con Marino Marini e Giacomo Manzù.

Chi l’aveva incoraggiata di più era stato Marini. Inoltre, aveva avuto come compagno di corso anche Dario Fo, il Premio Nobel recentemente scomparso. In gioventù frequentava il bar Jamaica con altri artisti come Fontana e De Pisis. Bianca era riuscita ad ottenere la borsa di studio Hayez, che le avrebbe dato la possibilità di studiare per alcuni anni a Parigi, ma scelse di non partire per motivi economici. La salsese visse in prima persona le le violenze del secondo conflitto mondiale, durante il quale fu partigiana. Aveva partecipato alla Resistenza a Salso, in staffetta con coloro che presidiavano la montagna, nascondendo le armi sotto la tavolozza dei colori o nella canna della bicicletta. Era stata insignita della medaglia di bronzo. Un’esperienza, quella della Guerra, che aveva segnato profondamente il suo animo. Le sue opere infatti parlano delle donne che ha incontrato e che ha visto soffrire durante il periodo di prigionia. Alcune statue hanno dei tagli o dei pezzi in legno appuntiti che sporgono dallo sterno e dal ventre. I materiali che Bianca utilizzava erano legni pregiati, come il rovere, il noce, il mogano, oppure il rame e l’alluminio.

La scultrice-partigiana aveva anche realizzato migliaia di disegni, su carta da pacchi o da parati, fodere, fogli trovati nella spazzatura ai tempi del carcere. Dedicatasi fin dall’immediato dopoguerra alla scultura, ha eseguito commesse private e opere pubbliche. Suoi lavori figurano in collezioni statali e private in Italia e all’estero (Francia, Svizzera, Germania e Stati Uniti d’America). E’ presente nelle principali opere storiografiche sulla scultura italiana del Novecento.

La città di Milano, dove viveva la scultrice, aveva salutato per l’ultima volta «una donna straordinaria che aveva attraversato tutto il Novecento testimoniando con la propria esistenza, il proprio impegno e la propria arte gli ideali di libertà e giustizia» come aveva dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno. L’artista salsese era diventata una scultrice apprezzata in Italia e all’estero, continuando instancabilmente a creare con il bronzo, il legno, il rame, la iuta o l’alluminio forme, volti e corpi, spesso per raccontare le sue esperienze di guerra o per interrogare o interrogarsi sui temi legati all’essere donna in un secolo di grandi trasformazioni e conflitti. E la città di Salso rende onore a questa donna straordinaria, che ha lottato per la libertà e nello stesso tempo ha firmato una pagina nel grande libro della storia dell’arte.