Le ciociare di Capizzi, di Marinella Fiume, Iacobelli editore, recensione di Daniela Domenici

Il titolo sembra quasi un antitetico ossimoro, la Ciociaria è nel Lazio e Capizzi in Sicilia; ma conosco Marinella Fiume, docente, scrittrice ed ex Sindaca, e so che l’ha scelto ad hoc per darci il primo input sull’argomento di questo saggio di cui è la perfetta curatrice nonché l’ispiratrice; come la Ciociara del libro di Moravia e del film con Sofia Loren venne violentata così alcune donne di Capizzi, piccola città nel parco dei Nebrodi in provincia di Messina, nel 1943 subirono le stesse violenze dai soldati marocchini assoldati nell’esercito francese per liberare l’Italia dal nazifascismo dopo lo sbarco in Sicilia.

È uno dei tanti episodi “dimenticati” nei libri di storia e per questo Marinella Fiume ha scelto di far parlare le nipoti e i nipoti di quelle capitine che hanno subito le “marocchinate” dai “goumiers”. Le donne, purtroppo, “sono considerate parte del bottino e lo stupro viene minimizzato…” ma Marinella Fiume prova a ricostruire “frammenti di memoria” per non dimenticare che “la violenza sessuale sulle donne è un crimine di guerra e una grave violazione dei diritti umani”, perché, come scrive Primo Levi, “la memoria è uno strumento…che può restituire, come il mare, dei brandelli, dei rottami, magari a distanza di anni”.

Nel primo capitolo Marinella Fiume spiega le ragioni della ricerca che hanno poi portato a questo libro, c’è poi un contributo di un appassionato di storia militare; di nuovo Fiume che, in un lungo capitolo, dettagliato e denso di fotografie e di testimonianze anche in dialetto, ci racconta com’è si è svolta la sua appassionata ricerca sul campo. Il secondo contributo, molto interessante, è di Maria Pia Fontana, sociologa, che parla degli stupri di guerra da una prospettiva psicosociale per capire le cause e gli effetti delle battaglie sul corpo delle donne. Il saggio si conclude con la postfazione di Melinda Calandra Checco, past president della FIDAPA di Capizzi, che narra di come Marinella Fiume, in occasione di una giornata contro la violenza sulle donne, le abbia “svelato questa macchia perenne che infanga la storia della Liberazione…” e che era rimasta sepolta nell’oblio.

Termino la mia recensione a questo splendido saggio facendo mia la proposta di vedere in tutti i Comuni della Sicilia dove si sono verificati gli abusi uno spazio con una intitolazione collettiva alle “donne vittime di tutte le violenze di guerra”.