Cadere, volare, di Clelia Lombardo, Avagliano editore, recensione di Daniela Domenici

Superlativamente struggente, semplicemente splendido: permettetemi un incipit esagerato per questo libro di Clelia Lombardo che lo merita a piene mani, è uno dei romanzi più belli che abbia letto nella mia densa e lunga carriera di bibliorecensora e ringrazio dal profondo del cuore l’autrice per averlo scritto.

Uno dei motivi che me ne hanno fatto innamorare è che la protagonista, Nives, è una collega, una docente che ama il proprio lavoro a tal punto da farne una missione. Insegna lettere in una scuola media a Palermo in uno dei quartieri meno ricchi della città e ogni giorno deve inventarsi un modo non solo per attrarre l’attenzione della sua classe ma, soprattutto, per far emergere e tentare di capire le gravi problematiche che ognuno/a di loro ha già sulle spalle nonostante la giovane età.

Un’altra ragione per cui ho amato e divorato questo libro è lo stile, denso, corretto e variegato; la sua cifra distintiva è l’inserimento dei dialoghi in dialetto palermitano (senza traduzione) dei/lle suoi/e alunni/e, un escamotage perfetto per farci vivere dal vivo le sue lezioni in classe (e per arricchire la mia anima sicula…)

E ancora struggente e commovente è l’idea di alternare un capitolo con Nives come prof e uno come una giovane donna che prova a capire se la storia che sta vivendo con Salvo possa essere quella giusta perchè i traumi del suo passato possano trovare finalmente una pacificazione, un approdo sicuro per poter volare dopo essere caduta.