Maria de Sousa, la grande immunologa portoghese morta di COVID-19, di Simone Petralia

Maria de Sousa, la grande immunologa portoghese morta di COVID-19

“Lettera d’amore durante una pandemia virale”. Così si intitola l’ultima poesia di Maria de Sousa, scritta pochi giorni prima di essere ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale São José di Lisbona, dove il 14 aprile 2020 è morta di COVID-19.

Immunologa di fama, Maria de Sousa era nota a livello internazionale per le sue scoperte sui linfociti T e il suo lavoro sull’emocromatosi ereditaria, malattia genetica che provoca un accumulo di ferro nell’organismo.

Scienziata, poetessa, scrittrice, pianista, Maria de Sousa è stata una donna di cultura e un’intellettuale socialmente impegnata. Dopo una brillante carriera tra Inghilterra, Scozia e Stati Uniti, a metà degli anni Ottanta è rientrata in Portogallo, contribuendo in modo sostanziale – grazie a una stretta collaborazione con le istituzioni – alla crescita scientifica e culturale del Paese. Il famoso patologo Manuel Sobrinho Simões l’ha definita “la donna che ha cambiato la scienza in Portogallo”.

Le scoperte sul sistema immunitario

Maria Angela Brito de Sousa nasce a Lisbona nel 1939. Figlia di un ufficiale di marina e di una casalinga, trascorre l’infanzia e la giovinezza nella capitale lusitana. Appassionata di scienza, letteratura e musica sin da bambina, studia pianoforte al Conservatório Nacional. Nel 1964, dopo la laurea in medicina, grazie a una borsa di studio della Fondazione Gulbenkian ha l’opportunità di lasciare il Portogallo – all’epoca sotto il giogo della dittatura di Salazar – e di trasferirsi a Londra. Trova lavoro presso il laboratorio di biologia sperimentale dell’Imperial Cancer Research Fund, dove inizia una collaborazione con l’endocrinologa inglese Delphine Parrott.

In quegli anni è convinzione della maggior parte degli scienziati che tutte le tipologie di linfociti – le cellule del sistema immunitario che svolgono una funzione di difesa contro gli agenti patogeni – provengano dal timo, una ghiandola situata nel torace, tra lo sterno e il cuore. Dopo aver analizzato decine di sezioni di organi linfatici periferici prelevati da topi a cui era stato rimosso il timo, le due ricercatrici fanno una scoperta eccezionale: pur privati del timo, i topi hanno ancora linfociti negli organi linfatici periferici. Inoltre, in questi organi de Sousa e Parrott individuano una serie di spazi vuoti destinati a essere occupati proprio dai linfociti del timo. Dimostrano quindi che negli organi linfatici periferici è presente un’area specifica per i linfociti del timo – oggi noti linfociti T – che prende il nome di area T.

Nel 1966, i risultati delle ricerche vengono pubblicati su due delle più prestigiose riviste scientifiche del mondo, il Journal of Experimental Medicine e Nature. Quello stesso anno, Maria de Sousa si trasferisce all’Università di Glasgow. Nel 1971, dopo aver conseguito il dottorato in immunologia, scopre il processo grazie al quale i linfociti T sono in grado di migrare e organizzarsi in aree specifiche degli organi linfatici periferici. Battezza il fenomeno ecotassi.

Nel 1975 si trasferisce a New York, dove ottiene un incarico come professoressa a contratto presso il Cornell Medical College; qui assume la direzione del laboratorio di ecologia cellulare presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center e concentra le sue ricerche sul sistema immunitario dei pazienti affetti da emocromatosi ereditaria, malattia genetica in cui il corpo assorbe quantità eccessive di ferro.

Da sempre appassionata di arte e letteratura, inizia a comporre poesie in lingua inglese. “Se ci relazioniamo al mondo con un po’ di profondità e sensibilità”, dichiarerà in un’intervista, “non possiamo che riconoscere che l’unica cosa destinata a durare sono le parole. Chi si occupa di scienza sa che quello che fa è transitorio”.

Il rientro in Portogallo

Dopo due decenni all’estero, nel 1984 de Sousa rientra in Portogallo come professoressa di immunologia presso la Facoltà di Medicina dell’Instituto de Ciências Biomédicas Abel Salazar dell’Università di Porto. Torna con due obiettivi da raggiungere: lavorare a una migliore comprensione dell’emocromatosi, malattia particolarmente diffusa nel nord del Portogallo, e sviluppare un programma nazionale di educazione scientifica.

L’impatto di de Sousa sulla politica scientifica portoghese è enorme. Subito dopo il suo rientro, José Mariano Gago, presidente della Fundação para a Ciência e a Tecnologia, la nomina direttrice del comitato scientifico per la ricerca biomedica. “I suoi sforzi per formare una nuova generazione di ricercatori portoghesi”, dichiara Rui Costa, suo ex studente, ora direttore del Mortimer B. Zuckerman Mind Brain Behaviour Institute presso la Columbia University, hanno prodotto una vera e propria “rivoluzione scientifica nazionale”.

Presidente della Sociedade Portuguesa de Imunologia e poi segretaria generale della European Federation of Immunological Societies, nel 1996 de Sousa istituisce presso l’Università di Porto il GABBA (Graduate Program in Basic and Applied Biology), programma di dottorato di rilevanza internazionale, nato dalla collaborazione fra i dipartimenti di genetica, biologia cellulare, oncobiologia e immunologia. Decine di ricercatrici e ricercatori portoghesi, molti dei quali sono oggi in prima linea in tutto il mondo nella lotta al SARS-CoV-2, hanno potuto completare i loro studi grazie all’impegno e alla dedizione di de Sousa.

Un addio in versi 

Nel 2016, il presidente della Repubblica portoghese, Marcelo Rebelo de Sousa, ha conferito a Maria de Sousa la Gran Croce dell’Ordine Militare di San Giacomo della Spada, uno dei più alti riconoscimenti del Portogallo, per premiare i suoi meriti scientifici e la sua “visione ampia del mondo, non limitata alla realtà accademica ma capace di abbracciare con entusiasmo il rapporto tra conoscenza, società, scienza e arte”.

Tra gli altri importanti riconoscimenti ottenuti nel corso degli anni, citiamo il BIAL Merit Award in Medical Sciences, ricevuto nel 1994, e lo Stimulus to Excellence, conferitole dal Ministero della Scienza, della Tecnologia e dell’Istruzione Superiore nel 2004.

Ritiratasi ufficialmente nel 2009, l’anno successivo de Sousa è stata nominata professoressa emerita dell’Università di Porto. Ha continuato a lavorare e a scrivere fino alla morte. Il 17 ottobre 2020 avrebbe compiuto 81 anni. Ha dedicato la sua ultima poesia, scritta il 3 aprile nella consapevolezza di avere ancora pochi giorni da vivere, alle studentesse e agli studenti del GABBA.

I can die

Wondering if I will see you again

But before I die

I want you to know

How much I like you

How much I care about you

[Posso morire / Chiedendomi se vi rivedrò ancora / Ma prima che io muoia / Voglio che sappiate / Quanto mi piacete / Quanto mi importa di voi]

Da Love letter in a virus pandemic, 3 aprile 2020