Quella invisibile fragilità, di Silvana Canevelli, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

Questo libro segna il debutto come giallista di Silvana Canevelli, finora autrice di numerosi racconti e romanzi.

L’autrice, genovese doc, ambienta questo suo “giallo dalle tinte noir”, come recita il sottotitolo, proprio a Genova che ne diventa una delle tante co-protagoniste.

Eh sì, perché sono davvero molte le persone che potrebbero essere coinvolte, in qualche modo e a vario titolo, nella morte di una giovane, Jessica, il cui caso era stato archiviato come morte accidentale sulla neve e poi riaperto per l’insistenza della madre, Rosetta, che non si è mai rassegnata a quel verdetto.

Grazie alla sua insistenza e alla collaborazione di un detective amico solo nelle ultime pagine del libro troveranno un posto tutti i pezzi di questo intricato puzzle grazie a un colpo di scena, studiato ad hoc, che farà luce su altri due delitti, quello di Giulia, segretaria in uno studio legale, e quello di Giò, proprietario del bar Luna da cui è uscita Jessica l’ultima volta da viva.