Emanuela Massa, campionessa regionale di cross oggi a Imperia, ci racconta la sua gara

E finalmente è arrivata la prima gara dell’anno. La prima gara da un po’ perché tra infortuni e covid sono stata ferma a lungo. A parte qualche apparizione fugace, erano quasi due anni che non gareggiavo.

Anche lo speaker della gara se l’è ricordato ”Emanuela Massa, raramente presente sui campi di gara negli ultimi 2 anni, quando si fa vedere ha da dire la sua”.

Oggi ho partecipato, con la mia società, al campionato regionale master di corsa campestre.

Una gara particolare in cui ti devi adattare al percorso, capisci cosa puoi dare man mano che la corri e devi stare sempre attenta a non strafare, perché non è una gara uniforme, è muscolare, strappa, costringe a continui cambiamenti di ritmo, di direzione.

Arrivo all’appuntamento consapevole di aver fatto tutto quello che era nelle mie possibilità, che contempla incastrare lavoro, gestione della casa e della figlia che ancora vive con me, allenamento e interessi di volontariato.

Mi viene a prendere un compagno di squadra che non conosco e che scopro durante il viaggio.

Andiamo ad Imperia.

Chiacchieriamo di tutto, di gare, di famiglia, di interessi, scopriamo di avere conoscenze comuni. Un viaggio rilassante. Proprio quello che ci vuole per stemperare la tensione di una gara.

Quando arriviamo, incontro i miei compagni di squadra: sono 2 anni che non ci vediamo!

Correre con una squadra è una motivazione in più. Non lo fai solo per te. Il gruppo ti supporta, ti stimola, crede in te e raccoglie i pezzi quando non va proprio come doveva andare. Correre in squadra è un ammortizzatore. Oggi ho il paracadute.

Le gare al tempo del covid sono strane: niente spogliatoi, niente ristori, tutti con la mascherina, mille dichiarazioni da redigere…

Partono prima gli uomini, in ordine di età. La mia batteria è l’ultima: donne dai 35 ai 59 anni. Io sono vecchia, nella fascia 55/59.

Partenza alle 12.10

Mi scaldo da sola, è il momento della concentrazione. Non voglio nessuno con me.

Torno al campo base, metto le chiodate.

Chi dice di correre con le scarpe normali, chi che i chiodi sono corti, chi lunghi…i chiodi sono quelli, non ne ho altri e voglio mettere le chiodate. Scelgo io, se sbaglio, non voglio dare la responsabilità a nessuno.

Telefonata cabalistica all’allenatore.

Parti con il gruppo di testa e vedi come riesci a correre.

Sì Kapen!

Linea di partenza: un minuto di silenzio per due atleti e amici scomparsi recentemente, poi lo sparo.

La bolla si chiude, le orecchie smettono di funzionare, le gambe si mettono a girare.

Questa mascherina dà un fastidio…ma per i primi 300/400 m dobbiamo portarla.

Seguo le istruzioni. Mi metto con il gruppetto che fa il passo e la prima viaggia. Non la conosco, non so cosa aspettarmi. Sto dietro.

Dopo circa 500 m affrontiamo una breve salitella ripida, sassosa, dura, prendo una storta e maledico le chiodate ma in cima, la ragazza davanti a me rallenta vistosamente. Provo a stare dietro, ma non è cosa. Passo. Porca paletta, dovevo stare dietro!!!

Rallento ma la ragazza alle mie spalle non ci pensa proprio a passare davanti. E ha ragione, neanche io lo farei. Allora mi rassegno. Faccio il mio passo, rinuncio a controllare la gara, dopotutto è una gara master e il mio titolo si misura sulle donne della mia età. Cos’ho da perdere?

E così comincia la MIA corsa, il mio ritmo, le mie sensazioni. E non vado piano eh! Alla fine del primo km la mia inseguitrice è leggermente staccata ma respira pesante, lo sento. Allora accelero un pochino e lei si stacca e km dopo km il distacco si fa sempre più ampio.

Ho fatto bene a mettere le chiodate, sul prato, nei cambi di direzione, perdo molto meno terreno che con le scarpe da trail. I miei compagni, sul perimetro del fettucciato fanno un tifo commovente, il presidente della società riesce perfino a fare battute che mi fanno ridere. Corro da sola. Non ho un solo pensiero tranne che finire, perché sto facendo tanta fatica.

Arrivo al traguardo con i complimenti dello speaker che rimarca il fatto che sono nella categoria delle più vecchie della batteria.

Alla fine 17’16” per 4 km. Niente di trascendentale ma è bastato…oh se è bastato!

Torno a casa felice, con un titolo regionale in tasca e tanta voglia di migliorare.

Ora mi spetta un’oretta e mezza di chiacchiere con il mio nuovo amico che mi porta a casa.

Pensierino della sera:

Se un cross regionale master viene vinto da una donna della categoria f 55, forse chi organizza l’atletica in regione dovrebbe farsi due domande.