“Draghi sepolti” di Sabrina Mugnos, recensione di Veronica Nicosia

“Draghi sepolti” di Sabrina Mugnos

I vulcani del territorio italiano sono dei giganti con cui, tra timore e reverenza, la popolazione alle pendici ha imparato a convivere. La vulcanologa, giornalista e divulgatrice scientifica Sabrina Mugnos ha dedicato proprio ai vulcani la sua vita e nel libro “Draghi Sepolti – Viaggio scientifico e sentimentale tra i vulcani d’Italia” edito da Il Saggiatore, accompagna il lettore nel suo personale viaggio attraverso questi giganti che nascondono al di sotto, nelle viscere inquiete del pianeta, camere magmatiche ricolme di fiumi di lava incandescente.

Sebbene il libro nasca con scopo divulgativo, il lettore non troverà lunghe spiegazioni tecnico-scientifiche sulle formazioni vulcaniche, perché l’esperienza in prima persona dell’autrice e del suo rapporto con questi giganti guida l’intera narrazione. D’altronde lo scopo del libro non è solo quello di istruire chi legge, ma si concentra piuttosto sul rapporto tra essere umano e vulcano. Una premessa che la stessa autrice fa al suo lettore nel prologo, siglando un patto: “Esplorare vulcani non è solo un’avventura scientifica per comprenderne i meccanismi, ma soprattutto un’esperienza umana dentro la mente di chi ha domato la loro furia imparando a conviverci, sfidando il fuoco col cemento e la lava col sangue”. Questo è il tipo di viaggio che la Mugnos promette al suo lettore e che mantiene nella narrazione, tra ricordi personali che si intrecciano a quelli delle guide naturalistiche e degli abitanti del posto, alle parole di poeti e scrittori e ancora ai ricordi cinematografici legati a quelle terre dove i vulcani svettano imponenti.

Draghi sepolti: alla scoperta del rapporto uomo-vulcano

La Mugnos inizia il suo viaggio da “Idda, a Muntagna”, il nome che gli abitanti della Sicilia danno al vulcano Etna. Poi risale passando dalle isole dell’Eolie, che ospitano Stromboli e Vulcano ancora attivi, l’isola di Lipari, e ancora il Vesuvio “sterminatore” e i Campi flegrei. Un percorso che non si concentra solo sui vulcani ancora attivi o che nella memoria dell’uomo hanno provocato danni e vittime con le loro eruzioni, ma anche sui giganti sottomarini come il Marsili ormai quiescente, insieme ai vulcani che ripercorrono il Lazio fino ai Colli Albani, che ruotano attorno alla “città eterna” di Roma.

Il filo conduttore della narrazione è quello del rapporto umano-vulcano, dove la descrizione scientifica dei fenomeni appare quasi marginale al confronto con l’esperienza vissuta in prima persona dall’autrice. La Mugnos è stata più volte in quei luoghi, si lascia andare in accurate descrizioni che coinvolgono e immergono il lettore nella bellezza delle notti accese dalle eruzioni dell’Etna che colorano il cielo, o delle albe sulle isole eoliche al cospetto dei loro vulcani. Ad accompagnarla in ogni capitolo del libro ci sono le guide naturalistiche o suoi colleghi geologi, con cui ripercorre le strade già più volte calcate, e i proprietari di ristoranti e gli abitanti con cui si ferma a parlare, scoprendo il rapporto che ognuno di essi ha con il proprio gigante.

Draghi sepolti: una convivenza possibile tra natura e uomo

Abitare alle pendici di un vulcano, sia esso attivo come l’Etna, sopito come lo “sterminatore” Vesuvio o ancora quiescente come quello dei Colli Albani, crea nella popolazione un sentimento speciale. In Sicilia, gli abitanti chiamano l’Etna “Idda, a Muntagna”, una madre che sa essere spaventosa quando le sue colate laviche incombono, con la Valle del Bove che appare come un paesaggio lunare desertico, ma anche accogliente, offrendo floridi terreni da coltivare e stupende viste panoramiche, quando tinge di rosso il cielo notturno con le sue eruzioni. Poi c’è Stromboli, stavolta vulcano “maschio”, che gli abitanti del luogo chiamano “Iddu” e che rappresenta un faro nella notte. Quello che emerge dai vulcani siciliani ancora attivi è un rapporto con la popolazione di rispetto e reverenza.

Scrive la Mugnos: “Questi sono i principali baluardi della via del fuoco del nostro paese. Veri e propri templi naturali dinnanzi ai quali l’uomo si dovrebbe inchinare in preda a un timore reverenziale, per il potere distruttivo che hanno dimostrato di possedere. Eppure, non è così: è sconvolgente vedere quante persone ci vivano addosso; sulla loro pancia, sulla loro pelle, talvolta all’interno della loro stessa bocca, nutrendosi del loro calore, scaldandosi con il loro alito. Una simbiosi che ha del prodigioso; un legame un po’ genetico e un po’ morboso, impossibile da recidere e ancor più da cogliere, ma avvincente da osservare”.

Draghi sepolti: il viaggio sentimentale prevale sullo scientifico

Inoltrandosi nella lettura si compie realmente un viaggio, dove però il percorso sentimentale dell’autrice e di chi vive quei luoghi si impone e predomina su quello scientifico. Lo stile letterario è estremamente discorsivo e ben sposa l’intento narrativo della Mugnos, che sa coinvolgere fin da subito il lettore. Riga dopo riga, pagina dopo pagina, sembra quasi di poter dialogare con l’autrice, come se fosse davanti a noi seduta a un bar o in una tipica osteria di quelle che descrive, a raccontarci le meraviglie dei vulcani e dei loro abitanti. Unica pecca per il lettore che vorrebbe dal vivo ripercorrere i suoi passi, non poter trovare altre indicazioni per gustare i manicaretti che la Mugnos descrive con altrettanto trasporto.

Il libro scorre fluido e permette di immergersi nei paesaggi che l’autrice vive in prima persona, soprattutto quando parla dei colori di albe, notti e tramonti offerti da un vulcano attivo come l’Etna o Stromboli, o degli scenari di devastazione ormai dimenticata di Pompei, fino alle insalubri caldere quiescenti dei Campi Flegrei a Pozzuoli, che da splendore naturalistico in caso di gas emessi diventa rapidamente e inaspettatamente teatro di morte e tragedia.

Chi è in cerca di un saggio scientifico divulgativo incentrato sui meccanismi di funzionamento dei vulcani, potrebbe però rimanere deluso. L’aspetto scientifico è spesso relegato a fugaci descrizioni dei crateri e termini tecnici che non trovano una approfondita spiegazione, che in alcuni casi avviene attraverso corte note a piè di pagina. Una scelta forse dovuta all’intento di non appesantire la narrazione con approfondimenti scientifici, per poter rimanere concentrati sul rapporto uomo-vulcano e sull’esperienza sentimentale che un viaggio del genere può accendere nel lettore. Se invece quello che si cerca è un viaggio alla scoperta di terre, storia e tradizione che si intrecciano con la vita alle pendici dei vulcani, la Mugnos coglie nel segno e offre un percorso che dal passato anche remoto arriva fino a noi oggi, tra aneddoti e descrizioni che invogliano a seguirla alla scoperta degli affascinanti vulcani.