Il vero amore è una quiete accesa, di Francesco Randazzo, Graphofeel edizioni, recensione di Daniela Domenici

Sono appena riemersa da questo splendido libro di Francesco Randazzo, scrittore e regista teatrale, ma sono ancora immersa nella sua magia…provo a raccontarvelo.

Ho già avuto modo di recensire sia spettacoli teatrali che libri di Randazzo che riesce sempre a stupirmi sia per la inesauribile fantasia che per il suo sterminato background culturale che, ancora, per il suo personalissimo stile; comincio da quest’ultimo.

In quest’opera l’autore riesce a intrecciare alla narrazione della storia, con apparente nonchalance che è invece frutto di uno studio approfondito, brani di poesie e di canzoni con gocce di mitologia greca, di cui è un cultore appassionato, il tutto con una ricchezza lessicale densa e variegata che è la sua cifra distintiva.

La sua fantasia ha immaginato una storia, che si svolge a Roma, superba coprotagonista, tra Tommy/Tommaso e Leyla/Moira; prima l’autore ne segue la crescita con capitoli in parallelo poi c’è un salto temporale, un buco vuoto nelle loro vite, e li ritroviamo da adulti. Non hanno avuto vite facili, ognuno per un motivo diverso, e neanche il loro presente lo è ma…non vi anticipo altro per farvi innamorare di loro che sono guidati, a loro insaputa, da Ocipete, Seleno, Aello e anche da Iride.

Perfetto il titolo che è tratto da una lirica di Giuseppe Ungaretti e che contiene un ossimoro, una quiete accesa, che riassume, in magica sintesi, cosa sia l’amore per i due protagonisti del libro: complimenti, ancora una volta, all’autore!