Dante, di Alessandro Barbero, recensione di Loredana De Vita

Alessandro Barbero: Dante

Dante (LaTerza, 2020) di Alessandro Barbero è un libro che definirei “onesto” nel tentativo di ridare forma a una biografia di Dante Alighieri spesso ricca di vuoti e tratti che sono rimasti oscuri.

“Onesto” perché l’autore tratteggia il ritratto di Dante senza nascondere i vuoti e senza cercare di colmarli con interpretazioni personali e personificazioni di immaginari possibili.

Quello di Barbero è il lavoro dello storico, una ricostruzione meticolosa e attenta che non teme i tratti che restano ignoti e che, invece di lasciare spazio all’invenzione, dà spazio e voce all’intuizione dettata dallo stile di vita e dalla storia esatta e certificata dei luoghi danteschi.

Forse, quello che attrae di più in questo libro è proprio la dignità onesta della narrazione e la ricostruzione storica di un personaggio come Dante che, altrimenti, rischia di alimentare finzioni e fantasie. Il testo, infatti, più che narrare la storia di un uomo, sembra raccontare la storia di un’epoca nella quale un uomo, Dante, ha trascorso il suo tempo tra impegno politico, culturale, umano lasciando che quella particolare epoca non solo ne attraversasse il pensiero, ma, attraverso di esso, ne raccontasse.

Il libro non spiega e non rivela di Dante tutto ciò che non si conosce, non imprime all’opera dantesca il marchio di “definitivo”, ma lascia aperte molte porte a nuove ricerche ed interpretazioni. Dante appare ancora come una figura in qualche modo “sfuggente” nel senso di non completamente determinabile e questo, se da una parte accresce l’interesse e la curiosità sul personaggio e sulle sue opere, dall’altra ne immortala l’eternità.