riflessioni sulla violenza alle donne, di Caterina Cicardello

opera di Terenzio Furnari

Siamo bombardate da notizie che ci parlano di quelle donne sopraffatte dall’uomo. E sia, ci siamo arrivate! Finalmente denunciamo, non ci nascondiamo più, non ci vergogniamo di ammettere che abbiamo dato fiducia al mostro di turno.

E tuttavia ancora   non   è stato superato del tutto lo stereotipo della donna in minigonna che vuole provocare l’uomo e che “se la cerca”. Ma che diritto avrebbero questi uomini di mancarci di rispetto? Uomini? non si possono nemmeno chiamare animali, perche sarebbero stati dotati di intelletto. E allora, perché si ritarda ancora ad aggiornare le leggi degli uomini e non si adeguano pene più severe per questi crimini? Cos’altro potrà servire a placare queste bestie, oltre a farci morire tagliate a pezzi e date   in pasto ai porci…

Ma c’è un altro tipo di violenza, quella che uccide nell’anima, quella psicologica e del plagio che agisce piano piano come un veleno e rende la donna fragile, sottomessa e dipendente dall’uomo sia esso padre, fratello, figlio o compagno di vita.

Ed è filosofia spicciola poter attribuire la causa di questa violenza ad una “legge della compensazione”? … Che sia possibile pensare che il Creatore avendo voluto concedere   più cervello alle femmine e più forza fisica al maschio della nostra specie oggi questo maschio sempre più frustrato prenda piena coscienza di questa inferiorità intellettiva e reagisca usando la sua forza bruta contro la donna per affermare se stesso?

E in tutto questo la donna cosa fa? Succede che faccia prevalere il suo innato istinto materno e allora lo giustifica, lo nasconde e se ne addossa persino le colpe.

E noi donne, noi madri cosa possiamo fare? Comincino le madri ad insegnare ai figli maschi quando sono ancora in fasce il rispetto per le donne ed in generale anche per gli esseri indifesi.

Non abbiamo ancora imparato a difenderci e sviluppare il ”settimo senso”, quello del “naso fine” che sa odorare quando un uomo puzza di violenza e autofrustrazioni.

Ma l’ottimismo deve farci credere che le nuove generazioni sapranno usarlo quel ”settimo senso” e che a differenza delle precedenti, esse sapranno farsi rispettare da questo maschio rendendolo l’uomo al quale non sappiamo e non vogliamo rinunciare perché in fondo …lo amiamo.