accadde…oggi: nel 2020 muore Giovanna Cau

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È morta a pochi giorni dal suo novantasettesimo compleanno Giovanna Cau, l’avvocatessa del cinema italiano figura leggendaria in quanto confidente e consigliera di autori, registi e attori. Nata a Roma l’11 marzo del 1923 è cresciuta in una famiglia romana borghese, fu staffetta partigiana sul finire dell’occupazione di Roma, diplomata al Liceo Tasso nel 1941, si è laureata in giurisprudenza e ha aperto il suo primo, piccolissimo studio nel 1947 con il collega Sergio Barenghi.

Oltre al lavoro in studio Giovanna Cau è stata una figura di riferimento in ambito politico e dell’impegno sociale: partecipa al movimento femminile per il voto alle donne del 1946 (insieme a Laura Ingrao, Elena Gatti Caporaso, Rita Montagnana, Nilde Iotti), si avvicina al Partito Comunista, frequenta gli intellettuali che disegnano la rinascita italiana del dopoguerra. Dopo alcuni anni di gavetta entrò nel quotato studio legale Cortina-Alatri, il primo ad occuparsi di materie cinematografiche. È stata una delle prime cinque donne a esercitare la professione forense nella Capitale, ma la frequentazione con personaggi come Moravia, Calvino, Visconti, Natalia Ginzburg l’attira inesorabilmente verso i problemi del diritto d’autore, delle normative sul cinema e l’editoria, fino a farla diventare specialista incontrastata della materia. Al suo studio approdano anche gli attori (primo fra tutti l’amico di una vita, Marcello Mastroianni) e per alcuni diventa agente, confidente, perfino responsabile della comunicazione prima dell’invenzione degli uffici stampa. Dietro la sua scrivania, una sigaretta sempre accesa, protetta da spessi occhiali, l’avvocatessa Cau è stata per decenni – come dice Giuliano Montaldo nel documentario che a lei ha dedicato Marco Spagnoli, Diversamente giovane –  “la testimone del cinema italiano”. “Apparentemente un mastino che abbaia e morde, in realtà una creatura dolcissima” la definisce Paolo Virzì. “Il suo studio – diceva Ettore Scola – era un luogo di ritrovo, una specie di agenzia matrimoniale del cinema dove si combinavano fidanzamenti, unioni più o meno durature e pure divorzi”.

Alla passione politica però non ha mai rinunciato finendo per cedere ai ripetuti inviti dell’amico Walter Veltroni e presidiare da par suo un seggio senatorio al Comune di Roma in cui dal 2003 ebbe poi le deleghe per le politiche culturali e l’attenzione ai disabili. “Mi hanno presa – commentava scherzando – perché ai miei clienti del cinema e della cultura ho fatto guadagnare un bel po’ di soldi e perché, da quando cammino con un bastone, ho imparato com’è difficile girare per Roma”. Quattro anni dopo, nel 2007, si candida nella sua Roma, sempre a favore di Veltroni, ottenendo un record di preferenze ma non rinnoverà il suo impegno istituzionale preferendo tornare al cinema, dove per tutta la vita è stata in prima fila nelle più aspre battaglie associative.