Il respiro dell’alba, di Antonella Grandicelli, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

Un’altra straordinaria autrice nella scuderia della Fratelli Frilli che ci regala uno splendido romanzo, zeneise doc, che commuove e attrae a tal punto che è arduo riemergerne e che nonostante la mole alquanto ragguardevole ho letto in un soffio.

Il primo complimento va allo stile narrativo che è variegato, denso, ricco e, soprattutto, corretto, una perla rara (qui parla la correttrice di bozze ed editor…), perfetto l’inserimento di parole soltanto zeneisi, disperse qua e là come briciole, che colorano ulteriormente la narrazione.

Genova è una superba coprotagonista, non è soltanto il setting della storia, e Grandicelli ce la regala in ogni suo più piccolo angolo, da Castelletto e Casella, da Vernazzola a via Venti, dimostrando un amore appassionato per la sua (e anche mia) città.

Perfetta la caratterizzazione di tutti/e i/le tanti/e protagonisti/e, in primis del commissario Vassallo e del poeta Martines ma anche del suo amico Tawfiq e di Verna, vice di Vassallo, della signora Vittoria, madre di Lucia, e dei suoi figli, di suor Ludovica, superiora del convento, e di Laura, presenza eterea e sfuggente.

La storia nasce dal ritrovamento del corpo di una giovane suora riconsegnato dal mare a Vernazzola; da lì partono le indagini che si riveleranno irte di ostacoli e di pressioni dall’alto ma che il commissario Vassallo, con il suo incrollabile desiderio di verità, riuscirà a portare a conclusione anche grazie alle intuizioni del poeta Martines.