il tempo mi ricorda, di Julia Uceda, traduzione di Angelo Alberto Argento

Poeta española nacida en Sevilla en 1925.

Se licenció en Filosofía y Letras en la Universidad Hispalense donde ejerció la enseñanza durante algunos años, obteniendo el Doctorado, por la misma Universidad, con una tesis sobre el poeta José Luis Hidalgo. Fue catedrática en Michigan State University desde 1965 hasta 1973. Después de una breve estancia en España, abandonó nuevamente el país para residir en Irlanda hasta 1976, año en que trasladó su residencia a Galicia, donde actualmente vive. .

Es miembro correspondiente de la Real Academia Sevillana de Buenas Letras, de la Asociación Española de Críticos Literarios y de la Asociación Internacional de Hispanistas.

 

Poeta spagnola nata a Siviglia nel 1925

Si laureò in Folosofia e Lettere all’Università di Siviglia dove insegnò alcuni anni, ottenendo il Dottorato, nella stessa Università, con una tesi sul poeta José Luis Hidalgo. Fu cattedratica a Michigan State University dal 1965 al 1973. Dopo un breve soggiorno in Spagna, abbandonò nuovamente il paese per risiedere in Irlanda fino al 1976 anno in cui trasferì la residenza a Galizia, dove vive tutt’ora.

È membro della Reale Accademia Sivigliana di Lettere, dell’Associazione Spagnola di Critici Letterari e dell’Associazione Internazionale di Ispanistica.

 

 

El tiempo me recuerda

Recordar no es siempre regresar a lo que ha sido.
En la memoria hay algas que arrastran extrañas maravillas;
objetos que no nos pertenecen o que nunca flotaron.
La luz que recorre los abismos
ilumina años anteriores a mí, que no he vivido
pero recuerdo como ocurrido ayer.
Hacia mil novecientos
paseé por un parque que está en París -estaba-
envuelto por la bruma.
Mi traje tenía el mismo color de la niebla.
La luz era la misma de hoy
-setenta años después-
cuando la breve tormenta ha pasado
y a través de los cristales veo pasar la gente,
desde esta ventana tan cerca de las nubes.
En mis ojos parece llover
un tiempo que no es mío.[1]

Il tempo mi ricorda

 

Ricordare non sempre è ritornare a ciò che è stato.

Nella memoria risiedono alghe che trasportano strane meraviglie;

oggetti che non ci appartengono o che mai aleggiarono.

La luce che percorre gli abissi

illumina anni a me precedenti, che non ho vissuto

però ricordo come se fosse successo ieri.

Verso il millenovecento

passeggiai per un parco che si trova a Parigi – si trovava- avvolto dalla foschia.

Il mio vestito aveva lo stesso colore della nebbia.

La luce era la stessa di oggi -settanta anni dopo- quando la breve tormenta è passata e attraverso i vetri vedo passare la gente, da questa finestra tanto vicina alle nuvole.

Nei miei occhi sembra che piova

un tempo che non è mio.

 

[1] http://amediavoz.com/uceda.htm