accadde…oggi: nel 1882 nasce Rina Melli

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Rina Melli nacque a Ferrara il 3 novembre del 1882 da una famiglia benestante di origine israelita. Il padre, commerciante, decise di far istruire la figlia privatamente e scelse di affidarla a un giovane insegnate di italiano, Paolo Maranini, di idee socialiste. Tra i due nacque una passione che dal privato si trasformò in breve tempo in comune impegno politico.

A diciotto anni, Rina lasciò la casa dei genitori per sposarsi e ben presto la sua vita divenne incentrata sulla lotta socialista. Fu la prima esponente donna della sezione ferrarese del partito socialista. Il suo impegno politico fu rivolto in particolare al mondo rurale: nelle campagne del ferrarese contribuì, insieme al marito, a organizzare il mondo delle leghe e dei circoli socialisti.

Una scelta che le costò l’apertura di un fascicolo presso la Prefettura di Ferrara, dal quale si evince come la Melli facesse “propaganda attivissima con grande profitto non solo nella provincia di Ferrara, ma in tutta la regione Emilia, spingendosi anche nelle Romagne” e venendo giudicata come una “donna leggera esaltata e superficialissimamente isterica”.

Insieme al marito collaborò con numerosi articoli alla “Scintilla”, organo dei socialisti ferraresi. Nel giugno del 1901 fondò il giornale “Eva”, primo periodico femminile di propaganda socialista, facendosene completamente carico: editorialmente e finanziariamente. L’idea era quella di creare un giornale per educare le donne alla politica, anche quelle che non avevano dei gradi elevati d’istruzione, utilizzando un linguaggio semplice, quasi dialogico.

“Eva” si distinse in breve tempo come una pubblicazione sempre molto attenta alla condizione delle donne lavoratrici e in particolare alle operaie agricole. Un impegno, quello per “Eva”, che proseguì anche quando dovette trasferirsi a Genova per seguire il marito, ma già nell’agosto del 1903, a causa anche della mancanza di finanziamenti, la Melli dovette cesare la pubblicazione di “Eva”. In questi stessi anni ricevette dal partito l’incarico di svolgere una serie di conferenze in Svizzera, rivolte ai lavoratori emigrati. Seguì poi il marito a Trento e decise di riprendere lo studio del tedesco a Vienna, dove conobbe Victor Adler, fondatore dell’“Arbeiter Zeitung”, il principale giornale socialista austriaco.

La sua attenzione alle condizioni delle lavoratrici la portò a sostenere la proposta di legge di Anna Kuliscioff, a cui era legata anche da un rapporto di amicizia, e Filippo Turati sulla protezione e prevenzione del lavoro femminile. Altrettanto impegno la Melli mise nella lotta contro l’analfabetismo e a favore di un’istruzione gratuita e laica.

Tuttavia le ristrettezze economiche cui fu costretta, unitamente a una serie di problemi familiari, la allontanarono progressivamente dalla lotta politica attiva. In seguito all’avvento del fascismo collaborò comunque con il marito alla casa editrice “Bietti” di Milano, divenuta famosa per le sue collane editoriali popolari.

Morì a Pavia il 25 marzo 1958.