Un colpevole in giuria, di Ruth Burr Sanborn, traduzione di Paola De Camillis Thomas, edizioni Le Assassine, recensione di Daniela Domenici

Ancora uno splendido giallo della collana Vintage “rivolta al passato, alla scoperta di scrittrici che, a vario titolo, sono state pioniere della letteratura gialla” che si legge in un soffio, nonostante la mole alquanto ragguardevole, sia per la deliziosa ironia che per la straordinaria caratterizzazione dei/lle numerosi/e protagonisti/e, dai/lle dodici giurati/e in un processo per omicidio al procuratore Pitt e all’investigatore Brennon, dal dottor March a Mr Vanguard; nonostante sia stato scritto nel 1932 sembra un giallo dei nostri giorni.

I primi complimenti vanno alla bravissima traduttrice e poi all’autrice perché fino alla fine non si riesce a immaginare chi possa essere stato/a l’assassino/a, c’è un continuo cambiamento di fronte, ognuno/a di loro ha un motivo per averlo messo in atto ma  nonostante la durezza delle domande senza sosta di Pitt e Brennon, soprattutto del primo che è fermamente convinto di far crollare il/la presunto/a assassino/a dopo una settimana nella sala dei/lle giurati/e, soltanto alla fine un piccolo particolare, apparentemente innocuo, notato da una delle giurate porterà finalmente alla sospirata confessione che diventa un formidabile monologo teatrale, l’unico momento di gloria nella sua vita assolutamente incolore.

Ruth Burr Sanborn