La principessa afghana e il giardino delle giovani ribelli, di Tiziana Ferrario, Chiarelettere editore, recensione di Daniela Domenici

La giornalista, inviata di guerra e scrittrice Tiziana Ferrario per raccontarci com’era l’Afghanistan, che lei conosce bene, prima che lo scorso agosto tornassero al potere i talebani ha immaginato di far parlare alcune donne afghane che sono riuscite a seguire la propria vocazione e a diventare magistrate, insegnanti, poliziotte, sportive, musiciste, ostetriche e giornaliste e che si sono riunite nel giardino della principessa Homaira, nipote dell’ultimo re afghano Zair Shah che ha governato saggiamente per quarant’anni, dal 1933 al 1973, prima di essere spodestato con un colpo di stato e vivere in esilio, con la sua famiglia, a Roma.

Queste donne, definite dall’autrice “giovani ribelli”, hanno alle spalle storie drammatiche di resistenza e di coraggio, di volontà di cambiare le tradizioni quasi tribali di alcune zone del loro paese e le narrano a turno in quell’oasi di pace che è il giardino dove la principessa “si prende cura delle donne che bussano alla sua porta” e Ferrario “lascia entrare e uscire le storie e le voci che immortalano la quotidianità di un paese a rischio oblio” regalandoci uno spaccato di questo splendido Paese le cui tradizioni la maggior parte di noi ignora.

Straordinaria e commovente la passione che Ferrario mette nel raccontarci queste donne costrette a vivere in un mondo dominato dagli uomini che le vogliono sottomesse ma che, nonostante tutto, continuano la loro battaglia per un Afghanistan più libero: grazie di vero cuore, Tiziana!