Trema la notte, di Nadia Terranova, Einaudi, recensione di Daniela Domenici

Un gioiello di pura e struggente poesia quest’opera della scrittrice e giornalista messinese Nadia Terranova che ho letto in un soffio e che mi ha lasciato dentro una commozione ineffabile.

L’autrice ha immaginato due storie che avvengono in parallelo, a Reggio Calabria e a Messina, partendo da quella tragica notte del 28 dicembre 1908 quando il più devastante terremoto mai avvenuto in Europa rade al suolo le due città; nel preludio Barbara, la straordinaria co-protagonista che è rimasta a vivere a Messina, dice, dieci anni dopo, “innocente e disperata un’altra luna è sorta sullo Stretto…sotto di lei un tempo sorgevano due città…ma oggi della loro estinta gloria è rimasto ben poco. Nelle sere di accalmia gli spettri degli antichi abitanti si rincorrono da una sponda all’altra…ho trascorso su questa riva tutte le notti della mia vita…da ragazzina fantasticavo che nella città di fronte vivesse un bambino affacciato a una finestra uguale alla mia, un bambino solitario e rinchiuso in gabbia come me…”

E questo bambino è Nicola che ha vissuto, fino a quella tragica sera, una vita di assurdi divieti e di folli paure per colpa di una madre vessatoria mentre Barbara, dall’altra parte dello Stretto, aveva un padre che la voleva far sposare e non studiare per vivere in un paesino della costa orientale di Messina. “I loro desideri di libertà saranno esauditi ma a un prezzo altissimo. La terra trema e il mondo di Barbara e quello di Nicola si sbriciolano, letteralmente”.

L’autrice fa parlare Barbara e Nicola ad alterni capitoli che hanno un’epigrafe iniziale che riguarda un personaggio delle carte dei tarocchi; superlativa la sua bravura nella caratterizzazione psicologica dei/lle tanti/e co-protagonisti/e, ognuno/a di loro emerge come un unicum, ma anche dei vari luoghi; sembra che Terranova vi abbia vissuto in quei momenti e ce li mostri per condividere con lei il tenace desiderio di rinascita dopo l’apocalisse che ha caratterizzato i/le sopravvissuti/e: standing ovation!