I diavoli di Bargagli, di Ippolito Edmondo Ferrario, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

Poco meno di un anno fa ho “incontrato” per la prima volta Ferrario e il suo banchiere nero Raoul Sforza ne “Il banchiere di Milano”

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E’ tornato a “trovarmi” con la sua seconda indagine che dà vita a un libro alquanto corposo, ben 367 pagine, che si svolge sempre tra la sua amata Bonassola, Milano, Genova e la città di Bargagli in val Bisagno, che è salita agli onori della cronaca nera per una serie di delitti lì avvenuti tra il 1944 e il 1983 a opera di un presunto “mostro” che hanno dato l’input a Ferrario per il titolo e per la trama.

Anche questa volta è un noir molto noir che prende spunto dal desiderio di Sforza di fare luce su un episodio doloroso che lo riguarda molto da vicino e che lo fa ancora soffrire a distanza di anni; grazie al suo intuito, alla sua perspicacia, al suo “innato cinismo indifferente a ogni tipo di morale” e all’aiuto del fido Amedeo riuscirà a risalire a mandanti ed esecutori dei tanti fatti delittuosi avvenuti a Bargagli riuscendo a “far emergere, dopo più di cinquant’anni di omertà e di silenzi, verità inconfessabili”.

Molto ben caratterizzati/e i/le numerosi/e coprotagonisti/e, pennellate di delicatezza e passione colorano le scene in cui è presente Viola e anche questa volta grande spazio alla musica, di cui l’autore è un appassionato cultore, all’arte e alla buona cucina.