Diventato innocente, di Carmelo Musumeci, recensione di Daniela Domenici

Dopo essere nato colpevole

https://danielaedintorni.com/2018/07/09/nato-colpevole-di-camelo-musumeci-recensione-di-daniela-domenici/

e poi esser diventato colpevole

https://danielaedintorni.com/2019/12/29/diventato-colpevole-di-carmelo-musumeci-recensione-di-daniela-domenici/

Carmelo Musumeci è finalmente “diventato innocente” e in questo suo dolorosamente vero e commovente diario ci racconta tutti i passi che ha fatto per diventarlo fino al ferragosto di quattro anni fa quando, finalmente, ha ottenuto la liberazione condizionale dopo 27 anni di carcere da ergastolano ostativo.

Ho conosciuto personalmente Carmelo, dopo esserci scritti per tanti anni, qualche tempo fa a Firenze a un convegno in biblioteca, ho recensito tutti i suoi libri, amo il suo stile narrativo così particolare e gli ho dedicato un angolo nel mio sito

https://danielaedintorni.com/category/carmelo-musumeci/

Nelle ultime parole di questo suo libro scrive “ora devo imparare di nuovo a vivere…imparare di nuovo a sperare, a vivere e a sognare…” perché era convinto che sarebbe uscito solo da morto dal carcere, che lui chiama l’Assassino dei sogni, nel 9999, con il suo fine pena mai; senza però dimenticare tutti i detenuti e le detenute che contano su di lui, sul suo appoggio dall’esterno, che continuano a scrivergli e a chiedergli aiuto anche perché, in questo quarto di secolo trascorso dietro le sbarre di varie carceri italiane tra cui l’Asinara, Carmelo è riuscito a prendere ben tre lauree tra cui quella in giurisprudenza che gli è utile per dare una mano a chi è ancora dentro e ha bisogno di scrivere un’istanza o altra burocrazia.

Concludo con questa sua risposta a una giornalista “il carcere dovrebbe fare bene, dovrebbe cambiare le menti e i cuori dei detenuti, invece li incattivisce…il carcere dovrebbe essere una medicina mentre in realtà è una malattia. Non ti aiuta a lasciar emergere un costruttivo senso di colpa. Questo dovrebbe fare un buon carcere in cui i detenuti dovrebbero essere trattati con umanità e con affetto sociale. Il carcere non deve punire, deve guarire”.