accadde…oggi: nel 1083 nasce Anna Comnena, la prima storica, di Maria Teresa Guerra Medici

Anna Comnena

Per me stessa, oltre alla sofferenza dovuta alla mia sfortuna, piango tre sovrani – mio padre, l’imperatore; la mia signora e madre l’imperatrice; e (il mio dolore) il Cesare, mio marito. Per il resto, dunque, trascorrerò il tempo nell’oscurità e mi dedicherò ai miei libri e alla preghiera.1

Ma il racconto della storia è un valido argine contro il fluire del tempo, e in certo modo costituisce un ostacolo al suo flusso irresistibile, e afferrando con una salda presa quante più cose galleggiano sulla sua superficie, impedisce che scivolino via e si perdano nell’abisso dell’Oblio.2

Figlia dell’imperatore Alessio I Comneno e di Irene Dukas, Anna Comnena era “nata nella porpora”. A pochi giorni di età fu fidanzata a Costantino Dukas, il quale venne associato al trono. Con il fidanzamento, voluto della ex-imperatrice Maria Dukas, si poneva fine alla profonda rivalità che aveva diviso le due famiglie. Alessio e Irene non avevano figli maschi e pertanto Anna fu insignita del diadema imperiale quale erede al trono, insieme al futuro marito.

Come la madre, e prima ancora la nonna – Anna Dalassena –, Anna ricevette un’educazione completa, particolarmente accurata, come era costume nella famiglia imperiale. Si dedicò presto allo studio delle lettere. Conosceva il greco e il latino e, terminata la prima istruzione, iniziò lo studio delle arti del trivio: grammatica, retorica e filosofia; dopodiché iniziò lo studio delle arti del quadrivio: geometria, aritmetica, astronomia e musica. Le arti liberali che comprendevano tutto lo scibile dell’epoca.

Anna era colta, intelligente e poco conformista: conosceva bene l’astrologia ma si rifiutava di credere che le stelle avessero qualche influenza sulla vita umana. Nell’ambito della astronomia si studiava anche la medicina e la principessa divenne piuttosto esperta anche in questa arte. Su richiesta della madre, che non si fidava troppo dei medici, prese parte alla commissione che curava Alessio ammalato.

Anna era stata educata per essere imperatrice, ma la nascita di un fratello, Giovanni, annullò le sue aspirazioni. Anche il fidanzamento con “l’amore dell’infanzia” fu rotto. Perso il primo amore la principessa conquistò l’amore della vita, sposando “il suo Cesare” Niceforo Briennio, un uomo dalla bellezza incomparabile, uno studioso, uno spirito superiore dall’eloquenza consumata, eroico sul campo di battaglia e abile diplomatico. Fu per entrambi l’amore della vita, lungo e felice. Dal matrimonio nacquero quattro figli.

Tuttavia, la principessa nata nella porpora non si rassegnava a rinunciare a quello che riteneva un suo diritto. Combatté a lungo per far valere la sua posizione di primogenita, sostenuta dalla madre, “l’orgoglio d’Oriente e d’Occidente”, alla quale la legava un affetto intensissimo. Quando Giovanni divenne imperatore, Anna tentò di sollevare una ribellione per sostituirlo con il marito il quale, però, non volle essere coinvolto nel complotto e si allontanò dalla corte per dedicarsi ai suoi studi. Anna sconfitta fu punita con un dorato, breve, esilio.

Dopo la morte del marito in battaglia, Anna si ritrasse in una esistenza d’ombra fatta di preghiera e di studio con i suoi libri: la gran parte del tempo lo dedicò a scrivere, scrisse poemi e la storia di suo padre, l’imperatore Alessio Comneno.

L’Alessiade è una fonte storica di primaria importanza. Anna scrive con semplice vivacità di avvenimenti ai quali ha partecipato e di persone che ha incontrato. Mostra una profonda conoscenza delle fonti, alle quali poteva accedere facilmente, e degli storici che l’hanno preceduta. Parziale nella declamazione delle virtù e dei meriti del padre, della madre e di tutta la famiglia, è invece molto aspra nei confronti del fratello imperatore dal quale si sentiva defraudata. Il libro costituisce una fonte importante per la storia del periodo e delle crociate.

L’autrice scrive, forse con sgomento, come l’intero Occidente, con tutti i barbari che si trovavano al di là dell’Adriatico, si fosse riversato in Oriente. Traccia una precisa e vivace descrizione dell’avversario del padre, il principe normanno Roberto il Guiscardo e della moglie la longobarda Sichelgaita, forte e coraggiosa sul campo di battaglia, che lasciava perplessa la raffinata principessa bizantina.

I temi sono sempre presentati con precisione e semplicità, i personaggi descritti accuratamente, le date e i nomi precisi. Anna aveva senz’altro il dono della scrittura, ciò che rende il suo libro interessante, e forse piacevole, anche per il lettore non specializzato.

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