chi sono le tre prime ministre attualmente in carica nei 55 paesi dell’Africa, resoconto di Daniela Domenici

Nel continente africano ci sono attualmente in carica 3 prime ministre su 55 paesi che compongono l’Unione Africana, conosciamole più da vicino

Gabon: Rose Christiane Raponda, Prima Ministra in carica dal 2020 e ora anche vicepresidente

gennaio 2023, articolo di Alberto Galvi – Il presidente del Gabon Ali Bongo ha nominato la prima donna primo ministro del paese, Rose Christiane Ossouka Raponda, al ruolo di vicepresidente, e contestualmente un nuovo primo ministro per sostituirla. Ossouka Raponda è stata in precedenza promossa da ministro della Difesa a premier, succedendo a Julien Nkoghe Bekale. Il vicepresidente è nominato dal capo dello Stato, che può rimuoverlo dall’incarico in qualsiasi momento. La carica era stata soppressa dal 2009 al 2017.
Il nuovo vicepresidente ha avuto una costante ascesa politica in Gabon. Prima era stata anche ministro del Bilancio nel 2012, e poi era stata eletta sindaco della capitale, Libreville, nel 2014, diventando la prima donna a ricoprire tale carica dal 1956.
La sua nuova nomina arriva in un momento in cui i leader dell’opposizione e della società civile mettono ancora una volta apertamente in dubbio l’idoneità di Ali Bongo a governare, dopo che ha subito un ictus nell’ottobre 2018. Bongo è stato eletto presidente nel 2009 dopo la morte del padre Omar, che ha guidato il paese per 42 anni. Ali Bongo è stato rieletto di misura nel 2016, con poco più di 5mila voti di vantaggio sul suo sfidante, ma dovrebbe essere il candidato alle presidenziali nel 2023 del PDG (Partito Democratico Gabonese) di cui è il leader. Per ora l’opposizione è invece divisa in una moltitudine di partiti.
In qualità di primo ministro Ossouka Raponda ha dovuto affrontare una delicata scena politica dopo un tentativo di colpo di Stato nel 2019, mentre Bongo era in congedo medico prolungato.

Gabon. Bongo ha nominato Rose Christiane Ossouka Raponda vicepresidente

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Togo: Victoire Tomegah Dogbé, Prima Ministra dal 2020

ottobre 2020, articolo di Giulia Cerqueti – Un nuovo passo avanti nel cammino delle donne africane ai vertici del potere politico. In Togo, uno dei più piccoli Stati africani, un striscia di terra affacciata sul Golfo di Guinea, tra Ghana e Benin, per la prima volta dall’indipendenza (1960) una donna ha raggiunto la carica di primo ministro. Victoire Tomegah Dogbé, 60 anni, è stata nominata dal presidente Faure Gnassingbé dopo più di sette mesi dalle elezioni presidenziali del 22 febbraio, che hanno portato alla rielezione – contestata dall’opposizione – per il quarto mandato consecutivo del capo di Stato, in carica dal 2005 (anno in cui è succeduto al padre, l’ex dittatore Eyadéma Gnassingbé, che restò al potere per 38 anni, dal 1967 fino alla sua morte).

Giorni fa la Tomegah Dogbé ha formato il suo nuovo Governo e presentato il suo programma politico generale.  Nata nella capitale Lomé, laureata in Scienze economiche e gestione d’impresa in Togo, ottenendo poi delle specializzazioni all’estero, la neopremier è una figura molto rinomata e stimata nel suo Paese. La sua carriera politica è stata preceduta da una lunga esperienza nel campo della cooperazione presso il Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo (Undp), come responsabile dei progetti prima in Togo, poi nella Repubblica del Congo, in Burkina Faso, infine in Benin. In seguito, ha servito come ministro dello Sviluppo, dell’Artigianato, della Gioventù e dell’Occupazione dei giovani. Durante il suo incarico ministeriale, si è impegnata per sradicare la povertà e la piaga della disoccupazione giovanile.

Secondo i dati dell’African developement bank groupnell’indice di sviluppo umano il Togo si piazza al 165° posto su 188 Paesi. L’economia è in gran parte dipendente dall’agricoltura, oltre che dalla risorse minerarie, in particolare dai fosfati di cui il Togo è uno dei principali produttori al mondo. In un Paese di otto milioni di abitanti, dove più della metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà, l’esperienza nel campo gestionale e amministrativo della Dogbé potrebbe fare la differenza nel promuovere un piano di rilancio e sviluppo economico. 

Nelle società africane sempre di più le donne arrivano a ricoprire ruoli di primo piano nel campo politico. L’elezione di Victorie Tomegah Dogbé segue a breve distanza quella di Rose Christiane Ossouka Raponda a prima donna premier del Gabon, Stato dell’Africa centrale affacciato sull’Oceano Atlantico (e come il Togo governato da decenni da una sola dinastia, quella della famiglia Bongo). La Ossouka Raponda è stata nominata lo scorso luglio, in un momento di particolare crisi per il Paese (sanitaria, a causa della pandemia del Covid-19, economica a causa del crollo del prezzo del petrolio di cui il Gabon è il quarto produttore nell’Africa subsahariana). Nata nel 1964, laureata in Economia e finanza pubblica, la nuova primo ministro gabonese è stata in precedenza sindaco della capitale Libreville e in seguito ministro della Difesa. 

A ottobre del 2018 l’Etiopia ha eletto per la prima volta una donna presidente, Sahle-Work Zewde, 68 anni, con un lungo passato nella diplomazia e nelle Nazioni Unite. A distanza di pochi giorni, un’altra donna, Meaza Ashenafi, avvocata e attivista per i diritti delle donne, fondatrice dell’Ethiopian women lawyers association (associazione delle donne avvocate) è stata nominata presidente della Corte suprema federale dell’Etiopia. Attualmente Sahle-Work Zewde è l’unica donna capo di Stato in Africa. Ma fino al 2018 la Liberia ha avuto una presidente, la prima nel continente africano: Ellen Johnson Sirleaf, in carica per dodici anni. Nel 2011 la capo di Stato liberiana ha vinto il Premio Nobel per la pace assieme alla sua concittadina Leymah Gbowee e all’attivista yemenita Tawakkul Karman, “per la loro battaglia non violenta a favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell’opera di costruzione della pace”.

In Africa il protagonismo politico femminile passa anche attraverso le rappresentanze nei Parlamenti. Nella classifica stilata nel 2017 dall’Unione interparlamentare mondiale dei Paesi che contano il maggior numero di donne nelle loro Camere, al primo posto si è piazzato il Ruanda, seguito da Bolivia e Cuba. Dopo il terribile genocidio del 1994, la rinascita del Paese africano ha scommesso sulla forza delle donne.

https://www.famigliacristiana.it/articolo/premier-togo.aspx

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Tunisia: Najla Bouden Romdhane, Prima Ministra dal 2021

ottobre 2021, articolo di Veronique Viriglio –

Nomina storica alla guida del governo tunisino: per la prima volta l’incarico cruciale è stato affidato ad una donna, Najla Bouden Romdhane, in un momento di grave crisi politica nazionale. Classe 1958, la nuova premier è nata a Qayrawan, capitale dello Stato omonimo, sede della più antica moschea del Maghreb e sito Unesco.

Ingegnere di formazione, la neo premier è docente di scienze geologiche alla Scuola nazionale di ingegneri di Tunisi, con alle spalle una lunga esperienza accademica e nella ricerca, in particolare nel settore della valutazione sismica, della vulnerabilità degli edifici, della simulazione di scenari di rischi sismici e di sensibilizzazione della popolazione ai rischi e alla gestione delle catastrofi.

Attualmente è responsabile dell’attuazione del programma della Banca mondiale presso il ministero dell’Istruzione superiore e della ricerca scientifica, istituzione con la quale collabora da anni. Il programma finanziato dalla Banca mondiale dà sostegno alla riforma dell’istruzione superiore in corso in Tunisia.

Prima, per un decennio, è stata la principale consigliera di sette ministri dell’Istruzione superiore e della ricerca scientifica – dal 2006 al 2016 – oltre ad essere incaricata del controllo qualità presso lo stesso ministero, a partire dal 2011, dopo essere stata presidente dell’unità di gestione degli obiettivi. È stata lei ad aver istituito il primo programma di finanziamento competitivo e innovatore (Programma di sostegno alla qualità, PAQ) a sostegno dei progetti che vertono sulla garanzia di qualità, il buon governo, l’innovazione e l’imprenditoria.

Oltre alla sua missione accademica e ministeriale, l’ingegnere tunisina ha partecipato a diversi gruppi di lavoro e programmi nella regione Medio Oriente Nord Africa (Mena). Najla Bouden è anche co presidente del Gruppo consultivo mondiale sulla scienza e la tecnologia dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione dei rischi di catastrofi (Undrr).

La professoressa universitaria, scelta dal presidente Kais Saied, diventa l’11esimo capo di governo dalla rivoluzione del 2011 oltre ad essere la prima donna nominata a questo incarico in Tunisia e nel mondo arabo. La sua nomina pone fine a due mesi di potere vacante alla Kasbah, dopo la destituzione lo scorso 25 luglio del suo predecessore, Hichem Mechichi.

https://www.agi.it/estero/news/2021-10-12/tunisia-prima-premier-donna-14157775/

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