unitevi nel mio nome, di Maya Angelou, recensione di Loredana De Vita

https://writingistestifying.com/2023/04/14/maya-angelou-unitevi-nel-mio-nome/

Ogni libro merita di essere letto perché ha una sua voce da lasciar ascoltare, ma alcuni hanno una voce che urla più forte, sebbene sia più nascosta, sebbene più di frequente si cerchi di fare finta che non esista. È la voce del dolore della solitudine, dell’isolamento, dell’incomprensione, del sentirsi persi e sbandati e destinati al nulla solo perchè si è nati di un colore non prescritto dai falsi codici coloniali.
Uno di questi libri è “Unitevi nel mio nome” (Frassinelli, 1999) di Maya Angelou, il secondo (dopo “Io so perchè canta l’uccello in gabbia” https://writingistestifying.com/2020/02/06/maya-angelou-io-so-perche-canta-luccello-in-gabbia/) che narra l’autobiografia dell’autrice, la sua vita, messa a nudo nei punti di forza e di debolezza, ma soprattutto il suo coraggio di resistere e rialzarsi e dare forma nuova alla sua vita.
“Unitevi nel mio nome”, allora, non è solo il titolo del suo libro, ma un grido di aiuto e riconciliazione, di impegno e riflessione, di incoraggiamento e sprone a costruire la propria esistenza oltre i pregiudizi e l’abbandono agli stereotipi, oltre la resa a una condizione di non privilegiati, oltre il male che facilmente corrompe.
Il racconto della prima giovinezza di Maya, nel romanzo Marguerite (che è il suo vero nome) si snoda attraverso il bisogno della ragazza appena diciassettenne di trovare il proprio posto nel mondo, ma è un mondo che non conosce, che l’ha privata di sicurezza e che, inoltre, deve accoglierla con la presenza di un neonato che crescerà da sola. Gli anni passano e Marguerite farà lavori umili e meno umili, “puliti” o sporcati dalla malavita e dalla prostituzione. Sempre in fuga, sempre alla ricerca di una casa e un riparo, vivrà le nefandezze dei poveri ed esclusi, dei ripudiati, degli sfruttati, ma non riuscirà a trovare quel luogo cui ambisce fino a quando non ritroverà la propria innocenza e, paradossalmente, questo avverrà solo grazie a un amico che ha toccato il fondo e che le mostrerà l’orrore di quel fondo affinché lei possa restarne lontana.
Un romanzo duro, che fa male, che pone mille interrogativi e non tutti sono positivi. Solo perdendo per un attimo il proprio punto di vista si potrà comprendere come sia possibile attraversare tutto quell’orrore rimanendo innocenti. Solo allora, ci si accorgerà di non poter smettere di leggere fino all’ultima parola, restando con il fiato sospeso per il destino di Marguerite che, però, è anche il destino di ogni escluso e, se siamo riusciti a entrare nel libro come merita, è anche il destino delle nostre scelte.
Leggendo ci si chiederà, tra le altre cose che dipendono dal sentito di ciascun lettore, come sia possibile aver scritto, di più, vissuto, una storia di tale diffficoltà sempre sull’orlo del precipizio in cui ingenuità e buonafede si mescolano ad ambizione e superficialità, in cui fiducia e inganno camminano paralleli, in cui i sogni e i desideri si scontrano con il tradimento e il sospetto.
Eppure, Marguerite amava la lettura, leggeva anche i grandi romanzi russi, aveva uno spessore culturale non indifferente. La verità è che nella sua ricerca di sé, i libri finivano con l’essere una forma senza sostanza assediata come era dal bisogno di emergere in una società che non riconosceva i suoi diritti di persona e di donna.
Solo chi conosce la sofferenza fino in fondo può essere capace di mostrare una valida alternativa. Questa l’esperienza d Maya Angelou che, ritrovato l’uscio del suo stesso cuore che è la sua vera casa, si dedicherà per il resto della sua vita all’insegnamento e alla lotta a favore dei diritti umani in ogni espressione.
“Unitevi nel mio nome” (Frassinelli, 1999) di Maya Angelou è un libro che non può mancare nello scrigno culturale di ogni persona sensibile.