Presentazione del libro di Mara Di Maura alla libreria Mondadori di Augusta di Daniela Domenici

Siccome non mi posso autorecensire, potrei sembrare autoreferente,immodesta e tanti altri aggettivi che tralascio, preferisco pubblicare, con un copia e incolla, per chi non era presente, le parole che ho detto ieri sera per presentare il libro di Mara Di Maura “Seduta su un muro di marzapane con un pugno di fragole” alla libreria Mondadori di Augusta…

Molti di voi qui presenti conoscono già Mara Di Maura ma per chi fosse oggi una piacevole scoperta voglio dire qualcosa su di lei prima di parlare del suo libro che viene qui presentato.

In un’intervista che le ho fatto in occasione dell’uscita di un film “L’amore di Kyria”, girato nelle nostre zone, in cui Mara faceva parte del cast alla mia domanda

“A che età hai iniziato a capire che avresti voluto diventare un’attrice?”

lei ha risposto

“Da bambina il mio gioco preferito era “fare i film” con le mie amichette…ma  l’episodio che mi ha fatto innamorare di questo mestiere risale all’età di  undici anni: mia madre mi lesse un dialogo assai celebre di Shakespeare, la  famosa scena del balcone in “Romeo e Giulietta”, e per scherzo mi chiese: “Ti  piacerebbe fare l’attrice?” Io, del tutto incantata, senza un attimo  d’incertezza risposi: “Ecco quello che voglio fare da grande: recitare!”

E alla mia seconda domanda

“Perché hai scelto il teatro?”

ha risposto

“Il palcoscenico è l’unico luogo al mondo in cui riesca a sentirmi davvero a mio  agio perché è l’unico posto in cui la mia anima può farsi come l’acqua che  trova la sua “forma” nel recipiente che la contiene…Purtroppo non riesco a  spiegarlo diversamente, forse questa metafora può risultare più efficace di mille altre parole.”

E siccome Mara è profondamente, visceralmente legata alla sua terra mi è venuto spontaneo chiederle

“Nascere e vivere in Sicilia e soprattutto in una piccola città come Augusta non ti avrà  certo facilitato nella carriera, immagino…”

e lei

“Non voglio rispondere con dei luoghi comuni…Ho vissuto per cinque anni tra  Bologna, Roma e Milano e sono giunta ad una consapevolezza: per me l’attore lo  si può fare benissimo dovunque, da New York alla più sperduta isola dell’oceano  Indiano, perché in questo mestiere conta solo ciò che si ha da dire. E se si ha  da dire qualcosa, poco importa il luogo in cui ci si trova. Più che altro le  difficoltà ci sono state nel momento, assai delicato, della crescita: se hai  delle propensioni artistiche non sempre il contesto sociale e/o familiare in  cui vivi riesce a comprenderti ed accettare con facilità le tue scelte  lavorative che, nel caso dell’attore, coincidono con vere e proprie scelte di  vita, spesso radicali. Per esempio, mia madre mi avrebbe preferito insegnante,  mio padre giornalista.”

E un’ultima domanda per completare il ritratto di Mara attrice prima di parlarne come scrittrice “Anche tuo padre fa l’attore anche se solo a livello amatoriale, forse è nel DNA della  vostra famiglia?”

e lei

“Adesso cambiamo tono e veniamo ad un punto decisamente assai divertente e curioso!  Normalmente si può essere figli d’arte. A me sta capitando l’esatto contrario!  Mio padre si sente, in un certo senso, un “padre d’arte.” Io preferisco dire  che entrambi siamo attori, senza troppe distinzioni, anzi, per certi versi i  nostri curricula possono dirsi complementari: io ho scelto la strada del teatro  come mestiere, lui invece da una decina d’anni fa teatro nel dopolavoro, solo  come hobby, ma in compenso ha già preso parte in qualità d’attore a due fiction  come “Agrodolce” (con un ruolo presente in ben cinque puntate) e uno dei  quattro nuovi episodi de “Il Commissario Montalbano”, “La danza del gabbiano”,  nonché all’ultimo film di Roberta Torre, “I baci mai dati” recentemente  presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione “Controcampo.” A  conferma insomma che nella vita “quando è destino è destino!” Comunque lui da  ragazzo faceva la radio, poi si è sposato, ha preso il posto e…”

Ecco, vi ho presentato in breve Mara come attrice poliedrica e preparata, ora ne parliamo come scrittrice…

Avevamo giù avuto modo di conoscere Mara in questa veste con il suo precedente libro “Il sapore dei tramonti”, scritto a quattro mani con Ernesto Calogero, che è la storia di un intenso e ininterrotto percorso di vita politica, di un’amicizia vera e profonda che dura nel tempo, della nascita di un sentimento importante per una donna ma che è, soprattutto, un inno d’amore verso la propria città, Catania, che è lo sfondo “innamorato”, il palcoscenico su cui si dipanano la maggior parte degli eventi, alcuni dei quali si svolgono invece a Roma che viene sì descritta con dovizia di particolari ma non con quell’amore profondo e quella conoscenza dettagliata che i due autori dimostrano di avere per la “loro” Catania.

“Nero, azzurro, rosa e viola sono i colori che potrebbero probabilmente meglio di tutti trasferire sulla tela i sentimenti contenuti in queste narrazioni: il nero della cronaca, l’azzurro dell’infanzia e della fiaba che è già nel titolo “Seduta su un muro di marzapane e un pugno di fragole”, il rosa dell’amore più delicato e spirituale, il viola dell’arte”: ecco, voglio iniziare da queste parole dell’autrice per parlarvi del suo libro che presentiamo oggi qui.

Come si fa a sedersi su un muro di marzapane, direte voi? Non esiste? Mara lo fa esistere con l’aiuto della fantasia, sovrapponendo la durezza del concetto di muro, la cronaca, con il marzapane delle fiabe… e con un pugno di fragole, frutto gioioso e morbido ma al contempo malizioso che richiama subito alla mente l’amore ma dal punto di vista femminile.

Oggi Mara si presenta qui davanti a noi come autrice di questa raccolta tutta sua che vi coinvolgerà talmente tanto da non avere alcun desiderio di riemergere, di tornare alla vita quotidiana…sono sicura che anche voi, come me, dopo che li avrete letti, vorreste rimanere ancora un attimo “dentro” le storie da lei narrate…in cui ci sono davvero tutti quei colori che vi ho detto prima e molto di più…le storie che ci racconta sono magiche, dolci, commoventi, dolorose, fiabesche, surreali…colorate, appunto, aggiungerei…

Sono straordinari i tre più articolati: “Gabbiani”, il primo e il più lungo, con la particolare storia d’amore e dolore tra Anna e Vittorio;

Sette giorni” in cui la protagonista ritrova il profondo legame con la sua città, Catania,

e “Rifugio” dove viene narrato il tenero, struggente e particolare legame che unisce Jim e Lola.

Ma anche “Ali”, doloroso e commovente inno alla diversità che porta con sé solitudine ed emarginazione…bellissimo;

Femminile plurale” in cui si narra il percorso di autostima della protagonista dopo il tradimento subito…divertente.

Occhi sbarrati” è un brevissimo noir surreale in cui si mescolano amore e morte

e “Cronaca” trae spunto da un necrologio per narrarci la tragica storia di Sara.

Nell’introduzione a questa sua opera Mara scrive “…L’aver maturato la piena consapevolezza che la scrittura è patrimonio di chi legge e non di chi scrive e che solo nell’atto della lettura essa può vivere davvero e farsi “altra” mi ha portato dunque ad optare per l’edizione del testo…”: e noi la ringraziamo per aver deciso di tirar fuori queste tue “creature letterarie” dal cassetto e avercele regalate per renderle nostro patrimonio.

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