1478: congiura al Teatro Romano di Fiesole

foto di Nino Ermes

Maggio 2003 – luglio 2012: dieci anni ininterrotti di mese mediceo a Firenze e ieri sera l’ultimo giorno dell’ultimo spettacolo al Teatro Romano di Fiesole; purtroppo non ho avuto l’onore e il piacere di applaudire gli altri ma ieri sera ne sono stata ammaliata.

Emozione e commozione: questi le due parole chiave di “1478: congiura”, scritto e diretto da Alessandro Riccio che ne è anche interprete, nel ruolo di Lorenzo il Magnifico, insieme a Fiorenza Brogi, Daniele Favilli e Francesco Acquaroli.

Alessandro Riccio ha rielaborato nel suo personalissimo modo, a cui mi ha abituato nella stagione teatrale appena trascorsa e che amo molto, la storia dei momenti che hanno preceduto la congiura de’ Pazzi che portò alla morte di Giuliano de’ Medici ponendo l’accento soprattutto sul rapporto che intercorreva tra la madre di  Lorenzo e Giuliano, Lucrezia, e i suoi due figli e sulle trame da lei intessute, per salvare il potere della sua famiglia, con la famiglia antagonista dei Pazzi.

Ne è venuto fuori un affresco di vita familiare e pubblica allo stesso tempo che, sono sicura, ha commosso buona parte del numerosissimo pubblico che ha assiepato i gradini del teatro romano anche grazie alla bravura di tutti e quattro gli interpreti, un cast di livello davvero ottimo. Il bravissimo Daniele Favilli ha dato vita a un Giuliano che cerca con testardaggine di recuperare il rapporto con l’amatissimo fratello Lorenzo riuscendoci e dando la vita per lui, ma anche con la madre che non l’ha mai amato come lui avrebbe voluto e che lo condannerà volontariamente alla morte. Madre interpretata dalla formidabile Fiorenza Brogi che ha saputo delineare una donna assetata di potere, senza scrupoli e che solo davanti al cadavere del figlio Giuliano torna per un attimo a essere madre. Bravo davvero anche Francesco Acquaroli nel ruolo del rappresentante della famiglia Pazzi, un compito non facile delineare un uomo cattivo e spregiudicato ma ce l’ha fatta brillantemente. E lascio per ultimo, solo per dovere di ospitalità, Alessandro Riccio, che ancora una volta ieri sera ha fatto la differenza, è un vulcano di idee, la sua ecletticità e la sua multiforme capacità di passare dai ruoli ironici a quelli drammatici come quello di ieri sera hanno emozionato e commosso, soprattutto quando, alla fine dello spettacolo, ha parlato della conclusione del “suo” mese mediceo, ne sentiremo la mancanza ma lo ringraziamo di vero cuore per averci regalato questi dieci anni di cultura fiorentina in forma di spettacolo.