“Pera Cunca e la collana di morte” di Jacopo Chiostri, recensione di Daniela Domenici

A quanto pare Firenze sta diventando una vera fucina di giallisti, di thriller-writers; nel mio piccolo, fino a oggi, ho avuto modo di leggere, apprezzare e recensire libri un giallo di Mario Spezi, uno di Marco Vichi e il primo di Jacopo Chiostri “Il segreto del terzo violino”.

Giornalista per mestiere, fotografo per hobby e giallista da qualche tempo Jacopo Chiostri ha appena dato vita al suo quarto libro, un altro giallo, che ho avuto il piacere di leggere, ancora fresco di stampa perché ha visto la luce, edito da Sassoscritto, in questo mese di luglio, e di recensirlo.

Già il titolo è un enigma, cosa sarà questa Pera Cunca? E com’è una collana di morte?

E poi l’immagine scelta per la copertina, inquietante e angosciante.

E ancora il colore con cui è scritto il titolo, il giallo, in pendant con il filone del thriller.

Tutto lascia presagire una storia che lascerà col fiato sospeso fino all’ultima riga e così è: Jacopo Chiostri ha saputo creare un’ottima trama intessuta di rimandi religiosi, archeologici, e per fare questo è andato “in trasferta” lasciando per un attimo la sua amatissima Firenze per ambientare questa sua nuova storia in Piemonte, nella zona di Ivrea, dove ha immaginato una serie di delitti che sembrano avere una matrice comune e su cui viene chiamato a indagare dalla questura di Torino il commissario Policarpo Solleone.

E sulla figura di Solleone Jacopo Chiostri dà il meglio di sé, ce lo rende un personaggio assolutamente credibile sia per i suoi tratti fisici che per le sue piccole e grandi manie che per il suo modo di procedere nell’indagine, ne viene fuori un uomo sì tutto d’un pezzo com’è giusto che sia un funzionario di polizia ma con delle piccole e grandi debolezze che ce lo fanno amare riconoscendolo come uno di noi, soprattutto il particolare rapporto d’amore che ancora lo lega alla moglie morta e la sua enorme passione per i gelati.

Ottima anche la descrizione sia della Pera Cunca che dei Balmetti e della loro particolarità che non vi rivelo, viene il desiderio di andare a visitare entrambi i luoghi per lasciarsi irretire dalla loro magia che conserva il ricordo dei riti che la popolazione celta vi celebrava cinquecento anni prima di Cristo.

Complimenti, Jacopo, attendo di leggere il seguito delle indagini di questo formidabile commissario Policarpo Solleone.