Fecondazione,Legge 40,si può disconoscere figlio nato in provetta di Adele Libero

Come forse molti di noi sanno la Legge 40 sulla fecondazione assistita contiene una serie di norme e modalità per aiutare le coppie che non possono avere dei figli in modo naturale a concepire in modo assistito.

La Legge cerca, al contempo, di tutelare anche gli embrioni, cioè gli ovuli fecondati pronti all’impianto, e prevede, ad esempio, che si evitino “sprechi” di embrioni e che  non si possa effettuare un’analisi pre-impianto, per selezionare solo embrioni sani.

Una serie di normative che, tuttavia, a volte si scontra con il senso comune e con l’attuale legislazione sull’aborto in Italia (a che pro far portare avanti una gravidanze che poi può essere, eventualmente, fermata dall’aborto?).

Un tema difficile, che comporta risvolti etici non indifferenti.

Devo dire che in tutta questa confusione sono rimasta stupefatta, stamattina, quando ho letto che  è stato approvato  un emendamento  che modifica la legge 40 sulla procreazione assistita, abrogando la norma che prevede che la madre del bimbo nato con la procreazione medicalmente assistita  “non può dichiarare la volontà di non essere nominata”, ovvero non può disconoscere il figlio, come invece possono fare la madri naturali.

Secondo il presentatore dell’emendamento “la norma attuale è in contrasto con quanto stabilito dall’articolo 30, comma 1, del DPR 396/2000 che prevede espressamente che in sede di dichiarazione di nascita, deve essere rispettata l’eventuale volontà della madre di non essere nominata.

Vale a dire, ancora una volta che a fare e disfare il destino del nascituro siamo solo noi e che il bambino, prima desiderato ardentemente dalla donna, che deve sottoporsi a tremende cure per la affrontare la procreazione assistita, può essere dopo abbandonato come un qualsiasi cagnolino sull’autostrada perché magari non ha i requisiti richiesti o presenta qualche difetto.

Io penso che sia almeno strano! E voi?