“Signori, si balla” di Antonella Cristofani

più tic e meno tabù

uno dei 16 racconti di “Più tic e meno tabù: così si invecchia meglio” di Antonella Cristofani…

Non tutto è perduto! La vecchiaia non è vecchiaia è solo anzianità. A confortare questi anziani arriva una citazione di Picasso che ha proclamato di essere dovuto diventare vecchio per accorgersi di essere giovane. Santo lo dovevano fare, Santo subito.

Certo che anche questa accezione ‘anzianità’ ha un gusto un po’ patetico, quasi pietoso. Forse è meglio ‘vecchio’ che si adopera anche nel caso di “vecchio amico” o “vecchio mio” rivolto affettuosamente ad un simpatico interlocutore, prescindendo dall’età. Ma sì, ‘vecchio’ è più dignitoso, più eroico. Ciò nondimeno, tra tutto questo svolazzare di cellule morte serpeggia una giovane frenesia che scrolla via quella polvere di anzianità: il ballo.

L’impulso arriva dai centro-anziani comunali che hanno istituito i giovedì danzanti. Un’orgia di tanghi, valzer, foxtrot, ma anche di rok, twist, salse, mambi, balli di gruppo e tutto il latino americano possibile. Ma le coppie più esigenti, a questo punto, non si sono più accontentate di sballottolarsi così, alla come viene, hanno sentito l’esigenza di formazione e allora formazione sia. Scuole di ballo spalancatevi, ampliatevi perché sta arrivando una nuova fascia di utenza, la più assidua, diligente, motivata.

Sono ore di lavoro intenso, di tentativi a volte frustranti, ma poi quando si riesce a superare l’intoppo, che gioia! È vero, tra una settimana c’è l’intervento all’altro seno, ma che importa, dopo la chemio si riprende il tango e poi ci sono le prove per il saggio di fine anno, meglio avvantaggiarsi per il periodo di assenza che dovrà trascorrere. Tanto dopo si sa, una ricca parrucca e via, alla grande. Guarda Stefano, dopo il trapianto al rene è tornato al corso e ha recuperato in fretta, va be’ lui canta, suona la chitarra…

Intanto le parrocchie e le istituzioni comunali, sempre così attente alle tendenze sociali, hanno raccolto la famelica richiesta di danza che si eleva oramai come un grido liberatorio dall’orda scatenata degli anziani e così prontamente hanno organizzato corsi a basso costo, quasi un tiket, per guadagnare elettorato gli uni e accoliti gli altri, e tra una preghierina e un “Vota Antonio” guizzano tanghèri con pance e vene varicose. Ma che importa, dimenticano tutto nel fluire leggiadro di quella cadenza trascinante.

–          Lei è una piuma, signora.

–          Grazie, lo diceva anche il mio povero marito.

Poi, ci si riposa un momento davanti al distributore di bibite sorseggiando un chinotto. Lei ha preferito munirsi di bicchiere per evitare che il gesto di succhiare dalla cannuccia le plissettasse i contorni delle labbra. Forse lui non se ne accorge senza occhiali delle sue rughe, lei invece quelle di lui le vede, ma che fa… ha un’espressione così dolce.

Il saggio di fine anno è una grande manifestazione che i Municipi decidono di fare al Colosseo e le parrocchie a Piazza San Pietro. Il tema è “Il cinema”.

–          Sai che mi ha detto la mia infermiera che fa anche le iniezioni al vedovo di sotto? Che stanno preparando il balletto di Ginger e Fred!

–          Porca miseria! Ma non sarà con la stessa coreografia nostra. D’altro canto la citazione è irrinunciabile. Cerca però di indagare meglio.

–          E come? Quello, il vedovo, è muto come un pesce. Quando mi incontra in ascensore attacca la solita tiritera sul tempo e non la interrompe se non per scendere al suo piano.

–          Iside, sarà lei la nostra salvezza. Nessuno la conosce. La faremo iscrivere da loro così ci metterà al corrente di tutte le coreografie che stanno mettendo in scena.

E già, spionaggio! Nulla è illecito pur di battere il Colosseo. San Pietro deve vincere. L’ideologia si sa è come la puzza di broccolo, si infila ovunque.

Ma la voglia di sgambettare, di sculettare a suon di musica autorizza anche azioni indecorose. Lo spirito di squadra tuona come una musica wagneriana e Iside entra nell’arena nemica sepolta da uno scialle avvolgente, cappello a larghe falde e occhiali da sole a trenta pollici.

–      Tu fai il liscio oppure il latino?

–      Cheee?

–      Ti sto chiedendo se preferisci entrare nel gruppo del ballo liscio oppure sei più portata per il latino-americano… ma perché non ti metti un po’ in libertà, con questo sciallone, cappellone, occhialoni non ti si vede neanche. Ehi! Ma tu puoi fare Gilda, ma sì guardatela, è lei la Gilda che aspettavamo. È perfetta. Sai ballare alla Rita Hayworth?

–      Mah, non saprei…

–      Ma sicuro che è capace! Ti faremo vedere il filmato del ballo e poi lo imparerai con il mio aiuto. Mi chiamo Oscar e sono il coreografo. Sai, quando ero in servizio, ho organizzato lo spettacolo per il centenario della nascita della società e tutto il dopolavoro aziendale ha esultato con me per il successo ottenuto. Pensa che il direttore generale ha voluto personalmente stringermi la mano e…

Colano succhi di verbalismi mielosi strizzati da quella mente accartocciata su se stessa ed ecco spiegato il fuggi fuggi generale e il vuoto intorno al meschino… nessuno ce la fa a sopportare a lungo i suoi sbrodolamenti auto incensanti. Tuttavia Iside deveresistere, perché deve fare Gilda, lo deve ai suoi Sanpietrini che l’hanno scelta come la loro grande Mata Hari e poi dopo tutto, il ruolo di Gilda è molto lusinghiero… Sessantadue anni così ben portati da trasformarla in una bomba sexy come Gilda?… Ma poi ‘sti Sanpietrini col cavolo che le hanno proposto un ruolo da solista! L’hanno messa in una delle ultime file in mezzo a tutte vecchiacce orrende a fare la marcetta del ponte sul fiume Kway con addosso una orribile mimetica che le sforma la siluette. Ma sai che ti dico? Sanpietrini, addio!

–      Gilda?

–      Chi… io?

Ecco che la fedeltà viene meno, ma è colpa della coerenza che diventa lacunosa, perché entra in crisi se applicata ai sentimenti, alle emozioni. Iside si assolve così e si autorizza a riferire di coreografie dei Sanpietrini ai Colosseali, attraversando correndo un profondo spessore di buon senso, per ritrovarsene velocemente fuori proprio dalla parte opposta. Chi sta per compiere un tradimento cerca giustificazioni e pasticcia con la coscienza. L’ambiguità, l’incoerenza, il proprio tornaconto sono i consiglieri dell’umanità, anche se nessuno è disposto ad ammetterlo, e così l’ambiguità legittimata diventa anche onesta, connaturata nell’animo umano: amore e odio, vorrei e non vorrei… addirittura dicono che in ogni individuo è presente tanto il maschile che il femminile…

Quando padre Vincenzo si sventola con il ventaglio mentre sermoneggia di pace, solidarietà e amore sta sicuramente tirando fuori il suo lato femminile, anche se la sua mascolinità non si discute. Dicono che prima fosse un vedovo…

Ma sì, e poi le parole che feriscono, si sa, vanno dette canterellando.

Il gran giorno è arrivato. La stampa si è divisa tra il Colosseo e Piazza San Pietro, le autorità anche. Solo che per individuare i criteri di tale divisione i Sanpietrini hanno dovuto scomodare tutti i Santi del Paradiso mentre i Colosseali si sono rivolti sia all’Onu che alla Cia per non farsi mancare nulla.

È l’ora. Il cielo tuona. Tuona e lampeggia per scaricare tutte le tensioni che gli arrivano massicce. Ancora un altro bombardamento di eccitazioni e scoppierà.

È scoppiato.

È un diluvio, un diluvio non arginabile che bagna e sommerge tutto, palchi, costumi, apparecchiature elettriche.

È un arrembaggio generale, un si-salvi-chi-può. La Protezione Civile è già all’opera con gommoni e coperte. Le Unità mobili di pronto soccorso che erano già sul posto a misura preventiva non sanno più come ricoverare vecchietti col trucco che cola e sfatte Rosselle O’Hara piagnucolanti.

Padre Vincenzo su una zattera guidata da un pompiere cerca di calmare gli animi con argomentazioni su basi mistiche, ma è solo un’esercitazione da baraccone spiritualistico niente affatto convincente. Nessuno lo ascolta.

Un po’ più ascoltato è l’addetto culturale del Municipio che continua a sproloquiare di provvido lavacro che sciacqua via rischi di esibizioni ridicole. È talmente ascoltato che un’orda di vecchietti infuriati lo assale al grido di “e noi lo rifaremo marcondirondirondella”

Guadagnato il roof garden di un palazzo in via Salita del Grillo, Oscar e Iside continuano il loro disquisire sullo scuotimento di spalle che Gilda deve fare mentre canta ‘Amado mio’.

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=745148

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