“Non è mai troppo tardi”, riflessione di Adele Libero

non è mai troppo tardi

Ecco ancora una fiction, in sole due puntate di cui l’ultima stasera, che mi ha dato molta emozione.  Su Rai 1 ieri è stata trasmessa la prima parte di “Non è mai troppo tardi”,  la storia di Alberto Manzi, il Maestro d’Italia, quello che, grazie alla televisione,  ha insegnato a leggere ed a scrivere ad un milione e mezzo di italiani,  soprattutto anziani contadini, nei primi anni ’50.

Una storia bella, di un uomo coraggioso, che riesce ad imporsi con l’amore ed il suo grande interesse per i ragazzi anche in una classe di un Carcere Minorile, dove viene assegnato per il suo primo incarico. Un uomo che è stato in guerra e riesce a ritrovare la sua ragazza solo dopo molte ricerche affannose e che quando la stringe di nuovo tra le braccia apprende di essere anche diventato padre di una splendida bambina. Un uomo che si imbarca con entusiasmo in un futuro ancora non certissimo, prende in affitto una bella casa grande ed ariosa, riunisce la sua famiglia e non rinuncia ad avere un nuovo bambino.

Il cast è ben costruito, i due attori principali, Claudio Santamaria e Nicole Grimaudo, sono credibili e splendidi, l’ambientazione mi sembra realistica e c’è anche una buona colonna sonora.

Vi basta per seguire stasera la seconda puntata ?

Io non me la perderò, ripensando a quando, molto piccolina, seguivo qualche puntata del suo programma,  dove ridacchiavo un po’ alle sue  “o” grandissime o ai suoi semplici disegni alla lavagna. Ma bisogna dire che anche dal mezzo televisivo l’amore per la gente e l’entusiasmo del Manzi erano davvero palpabili. Questo il segreto del successo enorme di un programma che non è stato più ripetuto. Peccato. Oggi potrebbe essere ripetuto per i tanti stranieri che vengono da noi a lavorare e per qualche ragazzo che combatte con le doppie o con i plurali.

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