“Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon, recensione di Daniela Domenici

 lo strano caso

E’ un libro celeberrimo, non recente, di undici anni fa, da cui stanno traendo un film della Warner Bros ma che mancava nella mia personale biblio-lista ormai più che quarantennale; me ne sono innamorata perdutamente e l’ho, di conseguenza, divorato in poche ore. Il titolo originale è “The curious incident of the dog in the night-time” ed è stato splendidamente tradotto da Paola Novarese.

Il protagonista è un ragazzo di quindici anni, Christophr Boone, che soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo, e che s’improvvisa detective sulla scia del suo eroe Sherlock Holmes quando scopre il cadavere di Wellington, il cane della vicina. Dalla quarta di copertina: “Christopher ha un rapporto molto problematico col mondo. Capisce tutto di matematica e pochissimo degli esseri umani. Odia il giallo e il marrone, ama il rosso e detesta essere toccato. Non mangia se cibi diversi entrano in contatto l’uno con l’altro, si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati, non riesce a interpretare l’espressione del viso degli altri, non sorride mai…”: queste alcune delle caratteristiche che rendono Christopher un ragazzo speciale e Mark Haddon ha la capacità di ritrarre questo adolescente emotivamente dissociato entrando nella sua mente con una scrittura che è, allo stesso tempo, seria e divertente, arricchendo la sua narrazione anche di frasi scritte in neretto e di tantissimi disegni e formule matematiche.

Straordinarie le descrizioni dell’unica docente che capisca davvero e ami Christopher, Siobhan, e dei due genitori che, in modi diversi, provano a interagire con questo loro figlio geniale e problematico ma anche delle vicine di casa, del poliziotto e dei tanti altri personaggi che affollano le pagine di questo capolavoro; dolorosamente commovente, tra tutte, la scena delle cinque ore passate da Christopher dentro la stazione della metropolitana londinese senza riuscire a fare alcunché.

Concludo con una delle tante riflessioni di Christopher dalle prime pagine del libro: “I numeri primi sono ciò che rimane una volta eliminati tutti gli schemi: penso che i numeri primi siano come la vita. Sono molto logici ma non si riesce mai a scoprirne le regole anche se si passa tutto il tempo a pensarci su”: adoro i numeri primi e mi sono ritrovata in alcune dei comportamenti di Christopher, che abbia anche io una leggera forma di Asperger?