“Il prigioniero libero – pensieri, emozioni, considerazioni dall’ergastolo” di Salvatore Ritorto, edizioni Sensibili alle foglie, recensione di Daniela Domenici

ritorto

Le emozioni, e tante, le dà lui, Salvatore, a chi ha la fortuna di leggere questo suo libro che colpisce l’attenzione sin dal titolo scelto, un ossimoro, che così l’autore stesso spiega “Einstein sosteneva che la mente è come un paracadute, funziona solo se si apre. Oggi chi scrive, supportato da grande speranza e sostenuto da una discreta quantità di pazienza, grazie anche all’apertura del suo paracadute, è riuscito a mettere in atto un complicato, ma non impossibile, ossimoro: il prigioniero libero”: e pensate che Salvatore, che è originario di Locri, è detenuto all’ergastolo dal 2006 in regime di 41 bis.

Il primo elemento che attrae ed emoziona è la lingua “alta”, dotta, ricca che usa (e qui parla Daniela la correttrice di bozze ed editor), frutto di anni di studio dei classici latini e greci in carcere, un piacere così raro da provare e sempre arricchente per me.

È una raccolta di alcune sue splendide poesie e di sue profonde e attente riflessioni, tre delle quali sotto forma di epistole al saggio buonsenso, agli uomini ignoranti e alla pazienza, che sono intrise di maturità, equilibrio e tanto altro ancora e che ci danno infiniti spunti di meditazione.

Per quel che riguarda le poesie colpisce la bravura di Salvatore nell’uso della rima, alternata o baciata, e delle assonanze e, ancora più incredibile, l’amara ironia di alcune sue composizioni. Ve ne propongo due anche se la scelta non è facile.

Il piangente

Così come i salici chini perdono le foglie

sferzati dai gelidi venti invernali,

io perdo in pezzi i miei sentimenti:

quelli più sinceri e umani.

Obbligato alla cattività entro un recinto di cemento,

dove il tempo non è una cura,

circondato da un fossato in cui scorre lo Stige,

sopra un cielo grigio e tormentato.

Rifugiato nei miei ricordi,

museo di riscoperte meraviglie

  • per gli altri stanza piena di cianfrusaglie –

sogno quel che forse riavrò solo da morto,

perché il futuro è stato già filato e scritto

su una foglia di salice piangente.

Il precetto

Degli uomini la vera grandezza

è trovare la forza

nei momenti di maggiore debolezza.

Così gli eroi, ancorché stremati,

quando incontrano la morte per la via,

le mostrano un ghigno di sfida,

e ciò lo fanno per coraggio e non per puerile follia.

Ma morranno, se pur con carne viva,

quando chi sta oltre l’alone

avrà negli occhi compassione

e non più per loro ammirazione.

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