Napoli, tratto da “Non scavalcare quel muro” di Loredana De Vita

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Napoli.

Città sospesa tra il cielo e il mare, tra luce e oscurità, tra profumi e cattivi odori, tra caos e silenzio: Napoli.

Città sospesa tra chiarore e buio che ingloba e avvolge, tra canto e lamento, tra colori e grigiore, tra presenza e assenza: Napoli.

Città sospesa tra il detto e il non detto, tra commedia e tragedia, tra magia e orrore. Napoli dentro e fuori, nei vicoli e nelle piazze, nei portoni e nei negozi, nel cuore che batte e in quello che si spegne. Napoli incomprensibile e amata, misteriosa e pubblica,verticale e orizzontale, profonda nelle tenebre come nello splendore, nel vuoto come nel pieno, nella paura come nella gioia, nel distacco come nel rimpianto.

Napoli, sotto il Vesuvio e dentro il mare, nei borghi e nei sotterranei, nelle chiese e nei cimiteri, nei paesaggi meravigliosi e temibili. Napoli, fragile e cristallina, rude e opaca, vittoriosa e perdente, loquace e omertosa.

Napoli, curiosa e distratta, distante e vicina, sola e solitaria.

Napoli, città d’arte e di morte, di tutti e di nessuno, di odio e di amore, di egoismo e generosità. Napoli, città di artisti e di millantatori, di giullari e ballerine, di poesia e malinconia.

Napoli, arte nella vita e vita nell’arte, città opera d’arte di artisti e uomini e donne comuni, di schiamazzi notturni e diurni, di bambini e scugnizzi, che non sono la stessa cosa anche se sono gli stessi bambini.

Napoli, sospesa nell’ordinario e nello straordinario, punita per colpe mai commesse, ferita dal sangue dell’innocenza, abbandonata dai predatori del tempo, odiata dalla brama di potere, ripudiata dall’invidia di chi non conosce l’amore, amata da chi ne respira il respiro.

Napoli sospesa. Napoli amata. Napoli è… Napoli.

Napoli

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