il servo pastore, hotel Supramonte, Mario Trudu e Faber, di Francesca De Carolis

“Passerà anche questa stazione senza far male
Passerà questa pioggia sottile come passa il dolore”…
In verità avrei dovuto parlarvene la settimana scorsa. Perché Gatto randagio era stato invitato a partecipare al viaggio di “Buon compleanno Faber”, a Monserrato, in Sardegna, per parlare dei libri e della vicenda di Mario Trudu.
Mario Trudu, sentirete da me di lui fino allo stremo, 2 condanne per sequestro di persona, del primo da sempre si dichiara innocente, del secondo si è assunto ogni responsabilità, ma ci tiene a precisare che fu reazione, per quanto furiosa e ora sa quanto sbagliata, alla prima grande ingiustizia…
Mario Trudu ben serrato in carcere da 38 anni, tutta la vita e qualcosa di più… per un meccanismo, ben più feroce della ferocia di qualsiasi reato, che ti vuole sepolto vivo, e non importa un bel nulla se nel tempo qualcosa in te è davvero cambiato… Tutto si ferma se sei un “ostativo”, se non sei diventato “collaboratore di giustizia”…

Non è facile parlare di questi argomenti, non è facile pensare di affrontarli in terra sarda, pensavo, che ferite sono ancora aperte… Eppure, quale luogo migliore che la tappa di un viaggio sul filo delle canzoni di De André, che nei giorni del suo rapimento riesce a riconoscere nei suoi carcerieri una luce d’umanità. Umanità e onore, tanto che la pur terribile esperienza non scalfì in lui l’amore per la terra sarda. Lo rese, semmai, dolente della dolcezza e dell’amorevolezza che trasfuse in uno dei suoi più bei album.
De André perdonò i suoi carcerieri (non certo i mandanti, ma questa è un’altra storia), e compose canti, come quelli che tanto magistralmente Gerardo Ferrara, il padrone di casa della manifestazione tessuta intorno alle sue canzoni, ha intrecciato alle parole del nostro incontro…
“Passerà anche questa stazione senza far male / Passerà questa pioggia sottile come passa il dolore”… Hotel Supramonte, dunque…

Così, se gli amici sono quelle (poche) persone con le quali si è in grado di scambiare parole di verità, anche in nome dell’amicizia che ora mi lega a Mario Trudu, ancora una volta mi sono imbarcata per andare a fare, come dico sempre, il suo rappresentante “fuori le mura”. Che ogni volta Mario mi affida un suo discorso da leggere…
“Signore e signori, ancora una volta non posso essere presente a questo evento, una cosa che mi avrebbe riempito di gioia e voi avreste avuto l’opportunità, l’onore di poter “ammirare” questo esemplare di detenuto (…) “esemplare” perché come disse in occasione della presentazione di alcuni racconti il signor Giudice di Sorveglianza ‘non è venuto e mai verrà a patti con la sua dignità di uomo per avere uno sconto di pena’…”
Ed è difficile frenare a tratti il riso (amaro), ed è difficile ingoiare a tratti il pianto, leggendo le sue parole…

Ma questa volta ho voluto leggere anche brani di un intervento che Roberto Pennisi, magistrato, della direzione nazionale antimafia, ha fatto nel corso di un convegno ad Opera, a proposito dell’art.4bis dell’ordinamento penitenziario (quello che fa nascere l’ostatività, per intenderci). Un articolo che (ascoltate bene cosa ha da dirne un pubblico ministero) “ha trasformato la collaborazione con la giustizia in un telepass e il magistrato di sorveglianza nella macchina che solleva la sbarra del telepass.
E questo offende sia la loro fondamentale funzione, sia l’istituto della collaborazione con la giustizia, che è essenziale per il contrasto di questa maledetta criminalità organizzata (….). Un istituto importante, che viene svilito.

Altro che cercare le ragioni dell’incostituzionalità del 4bis! Ci sono anche le ragioni della dignità di un istituto quale quello della collaborazione che così come viene visto dall’articolo 4bis è una schifezza, mentre la collaborazione è una cosa degna e non va trasformata in un telepass. (…) Per cui, cosa volete che vi dica a proposito della costituzionalità o meno dell’articolo 4 bis?
Dal punto di vista giuridico non ha nessuna ragione d’essere. Ma vedete cos’è… è una questione politica. (…) Perché il 41bis e il 4bis sono semplicemente la foglia di fico che nasconde le vergogne di una classe politica che, per dissimulare i propri collegamenti con quella criminalità che sconvolge quei territori, oggi tutto il territorio nazionale, per mostrare la sua faccia bella si scatena con questo tipo di istituti…”

E mi fermo qui, che se volete andare a leggere con i vostri occhi, le relazioni del convegno di Opera sono diventate un ebook, “L’inferno della speranza”, che con Stradebianche di Stampa Alternativa, è liberamente scaricabile in rete ( http://www.stradebianchelibri.com/linferno-della-speranza.html ).
Parlando di carcerazioni infinite e del senso della pena, sullo sfondo scorrevano i disegni di Mario, che quand’era nel carcere di Spoleto aveva frequentato l’istituto d’arte. Ma sono sicura che se anche non avesse imparato a impugnare matite, e se non avesse fogli di cartoncino, Mario, le sue storie, le avrebbe incise nella pietra, sui muri, sulle inferriate delle sue prigioni…

Mario, che quando mi mandò due note della sua biografia semplicemente scrisse: servo pastore. E oggi, la struggente nostalgia della terra dei suoi disegni ha la stessa dolcezza dell’altro canto di De André…
“Sopra ogni cisto da qui al mare
c’è un po’ dei miei capelli
sopra ogni sughera il disegno
di tutti i miei coltelli
l’amore delle case
l’amore bianco vestito
io non l’ho mai saputo
e non l’ho mai tradito” .

“Il canto del servo pastore”, appunto…
Ho sempre qualche timore, quando vado in giro a parlare di ergastolani e del non senso di una pena senza fine… ma tanta, nella casa della cultura di Monserrato, è stata l’attenzione e la voglia di capire delle molte persone presenti. E non potete immaginare la commozione se qualcuno alla fine, come è accaduto, si avvicina per dirti “non sapevo, non avrei immaginato”, e per sapere di più.
Pensi allora che vale sempre la pena di varcare mari e oceani, anche per una sola persona che con tanto accoramento chieda di sapere di più…

Al mio fianco Monica Murru, avvocato e cara amica, riconosciuta anche lei per via delle parole di verità che ci siamo scambiate, e che certo meglio di me ha spiegato di questioni di diritto e di diritti. Il suo commento: “Era da tanto che non mi sentivo così a mio agio nel condividere con altri le mie esperienze personali e professionali, ed era da tanto che non avvertivo un’atmosfera così empatica e semplice.
È stata la dimostrazione che ancora si può abbattere il muro del pregiudizio, che non ci si deve stancare di avere fiducia e di contaminare gli altri col proprio “delirio”. O di farsi contaminare…”

Ed è per queste sue parole che alla fine, tornata a casa carica del mio virus alimentato di nuova virulenza, sono qui ancora a raccontare… per Mario Trudu e per gli altri… Che questa storia qualcuno ancora contamini… magari ancora accompagnata dal canto di Faber…
“E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza…”.

http://www.remocontro.it/2017/03/12/servo-pastore-hotel-supramonte-mario-trudu-faber/

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