Scena libera – riflessioni dal carcere, recensione di Daniela Domenici

 

Uno spettacolo prima dello spettacolo: la lunga fila di spettatori e spettatrici fuori dall’ingresso di Sollicciano in attesa di entrare nel teatro del carcere per assistere al primo spettacolo nell’ambito di MateriaPrima2017, curato da Murmuris e Versiliadanza, che dedica un approfondimento al tema delle detenzione come occasione di recupero e non come vendetta sociale e che è realizzato con il patrocinio del Comune di Firenze.

E il primo appuntamento di questa riflessione teatrale, che continuerà oggi a palazzo Medici Riccardi e poi al teatro cantiere Florida, è stato ieri sera, appunto, a Sollicciano dove si è esibita la Compagnia di Sollicciano e il Krill Teatro.

Vi chiedo scusa in anticipo se per una volta non sarò una recensora distaccata e oggettiva ma da quattro mesi il carcere di Firenze è diventata la mia quasi seconda casa.

Voglio tributare qui virtualmente, dopo averle fatto i complimenti al volo ieri sera de visu, una standing ovation alla regista Elisa Taddei che insieme al suo staff tecnico ha dato vita a uno spettacolo emozionante, a tratti anche ironico, molto commovente ma soprattutto vero. E’ riuscita a mettere insieme un cast di detenuti attori eterogeneo per età e nazionalità sfruttando al meglio le potenzialità di ognuno di loro.

Guest star del cast Massimo Bono (che oggi pomeriggio porterà il suo monologo “Malesigu” a palazzo Medici Riccardi e di cui vi parlerò domani) che ha guidato i suoi formidabili “colleghi” nel racconto di quale sia la quotidianità di una persona detenuta.

Perfette le idee scenografiche, soprattutto l’orologio sempre incombente che ticchetta inesorabilmente il trascorrere delle ore sempre uguali, e originalissima la conclusione dedicata al “panneggio”, il metodo di comunicazione tra sezione maschile e femminile inventato e messo in pratica solo a Sollicciano, che ha coinvolto tutto il numeroso pubblico presente.

 

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