AngeloSenzaDio, di Carmelo Musumeci, recensione di Daniela Domenici

Per iniziare a parlare di questo libro più recente di Carmelo Musumeci prendo in prestito le splendide parole di Agnese Moro, autrice della prefazione “È un bellissimo racconto, pieno di profonda e struggente umanità. È anche un modo poetico di descrivere la nascita di un’amicizia per quello che questa significa soprattutto per il cuore di chi non avrebbe osato sperare di trovarla mai, e tantomeno nel carcere che ruba, a chi lo vive, anche i sogni. Ma nel “Angelo SenzaDio” c’è anche qualcosa d’altro. Perché ci parla della possibilità di cambiare che ogni essere umano ha dentro di sé. E di quanto sia importante non essere mai lasciati soli. Con un linguaggio tanto poetico, e a tratti davvero struggente, Carmelo ci racconta la storia di un’anima. Che può essere la sua, quella di altri, o di noi che leggiamo, quando, grazie all’affetto e alla fiducia di qualcuno, riusciamo di nuovo a parlare con noi stessi, lasciando una strada sbagliata e dando invece voce alla nostra più profonda umanità, che aspira sempre a cose belle e grandi”: “AngeloSenzaDio” è un racconto duro, doloroso, drammatico ma anche molto poetico, come dice bene Agnese, perché Lorenzo, il SenzaDio, riuscirà, grazie all’Angelo che decide di volergli bene e di stargli sempre nel cuore e nell’anima anche se lui non lo vuole, che con dolce violenza gli si impone, riuscirà, dicevo, a cambiare, a sciogliere una goccia della corazza che si è dovuto costruire per sopravvivere all’ergastolo e a provare, per la prima volta, un sentimento che si avvicina all’affetto e all’amicizia.

Ancora una volta Carmelo, che di carceri ne ha girate tante, ha vissuto anche il 41 bis ed è attualmente in semilibertà dopo aver scontato più di 25 anni per la sua condanna all’ergastolo, riesce con il suo stile asciutto, spesso volutamente ripetitivo e martellante ma altamente poetico e a tratti anche ironico, a non lasciare indifferente chi legge, a commuovere e anche a far sorridere nei dialoghi surreali tra IlSenzaDio e l’Angelo.

Concludo ancora con le perfette parole di Agnese che sono anche le mie “L’ergastolo, e soprattutto quello ostativo, significa, invece, non poter fare mai queste cose. È la parola “mai” quella fondamentale. Insormontabile. Eppure Carmelo Musumeci ci insegna con la sua vita e con questo libro che anche da questo terribile e disumano “mai” possono nascere fiori, poesia, amore per la vita e per gli uomini. Magari grazie ad un angelo che risveglia tutto il buono che c’è dentro ognuno di noi e che attende con ansia una parola o una carezza per poter sbocciare. Sta a noi, se siamo saggi, raccogliere questo nuovo che nasce e consentirgli di vivere pienamente

 

 

 

 

 

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