la forza dei simboli, di Loredana De Vita

La forza dei simboli non è nella loro consistenza fisica, ma nella loro interiorizzazione. Potranno essere distrutte e maltrattate le statue, arse le fotografie, ma ciò che esse rappresentano continuerà ad esistere e rinnovarsi.
Ahimè, questo può valere anche per i simboli negativi, certo, ma una differenza c’è e non è di poca consistenza. I simboli del male, quelli che ricordano il male perpetrato e subito, non abbandonano mai il loro bagaglio di male e di dolore; i simboli del bene, al contrario, associano sempre la loro presenza all’onestà e alla giustizia.
Mentre per i simboli del male pochi sono quelli che si ergono in difesa e molto spesso senza capo né coda, i simboli del bene scuotono la sensibilità delle masse e a tutti suscitano risentimento e desiderio di ricominciare, anzi, di continuare l’insegnamento della persona che il simbolo rappresenta. I simboli del bene, ricostruiti, si ergono più forti sulle macerie di chi ha provato a offuscarli, quelli del male riescono solo a rendersi ridicoli. Come disse proprio Giovanni Falcone “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.
Ecco, può dispiacermi, indignarmi, il gesto contro la statua di Falcone, possono bruciarne miliardi di foto, ma le sue idee di onestà e giustizia, di coraggio e passione per la verità fino alla morte, non usciranno mai dal mio pensiero e mai il mio sguardo sarà meno lucidamente puro.

 

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