Verso il sé positivo, di Francesco Maccarrone, lettera per me dal carcere di Tempio Pausania

Una donna un giorno mi disse indignata:

“perché ti gonfi il petto? Perché ti vanti e per che cosa? Quanto tempo è che sei prigioniero del tuo passato? Ti sei chiesto veramente cosa hai perduto? Chiedi alle tue figlie cosa hanno passato, come sono cresciute senza il loro papà, non c’eri nelle loro malattie, non eri presente nelle loro gioie, nei loro compleanni, nei loro primi amori, non c’eri…allora perché ti gonfi?”

Quelle parole mi ferirono l’anima e non seppi rispondere.

Quel periodo dormivo poco, ero molto scosso.

Già da tempo avevo cambiato il mio modo di essere. Non ero più l’uomo del reato ma ancora dentro di me mancava quel rimorso viscerale.

Allora mi sono immedesimato nelle mie figlie e da figlio ho pianto, mi sono liberato di quel castigo che mi ero imposto e gli ho chiesto scusa per la mia lunga assenza.

Oggi sono fiere di me e mi amano ancora di più per quello che sono oggi.

La scrittura e la sapienza mi hanno reso libero, il canto e l’amore mi hanno sollevato e per questo oggi mi vanto e mi gonfio il petto di aria buona.

Un tempo mi alzavo con il sé o il chissà distruttivo, oggi mi è tutto più chiaro perchè ho ripreso me stesso e amo di più la vita.

Il chissà di ieri è diventato speranza oggi e quel “sé” è positivo e costruttivo per la società e per il mio futuro.

Grazie a tutte quelle persone che ci sostengono e credono nel cambiamento, grazie di cuore.

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