Bad Lambs, di Michela Lucenti, al Teatro della Tosse a Genova, recensione di Chiara Germak

“Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza.” Pina Bausch

Uno spazio scenico essenziale. Una sedia, un tavolo, alcuni abiti chiari appesi ad un bastone sono gli elementi che definiscono uno spazio.

La luce fredda e il colore bianco delle pareti, un bianco tanto lattico quanto ospedaliero, conferiscono alla scena l’inquietante atmosfera di un reparto psichiatrico. Uno spazio onirico alimentato dalla proiezione di immagini dove corpi, natura, suoni e colori si mescolano armoniosamente evocando viaggi sospesi tra la vita e la morte.

Le sonorità spaziano dai brani di musica classica ai suoni elettronici, dal cinguettìo degli uccelli al rumore del vento e sostengono il flusso dei movimenti con tonalità intime.

I corpi sono infiammati in spasmi o nel ritmo incalzante di movimenti. Il corpo protagonista della scena, di cui si indagano potenzialità e confini.

Bad Lambs unisce al gruppo stabile di Balletto Civile alcuni danzatori diversamente abili.

Lo spettacolo è presentato nell’ambito del progetto “La parola che danza al Teatro della Tosse”: tre spettacoli tra teatro e danza, frutto della collaborazione partita nel 2015 fra lo storico teatro di Sant’Agostino e Balletto Civile.

I “bad lambs” sono fantasmi che urlano e ridono, si spingono, si rincorrono, danzano, cadono e si rialzano, nella ricerca instancabile di un segnale buono, di un qualcosa che possa riscattarli, ciascuno nel rispetto del dolore proprio e altrui. Cantare una canzone, ascoltare la musica, recitare una poesia, danzare, spogliarsi, rivestirsi, diventano gli espedienti per resistere alla tentazione di cedere ad un passato che inghiotte, arpioni per afferrarsi alla realtà da cui ripartire.

Sono uomini che hanno perso una parte del proprio corpo in seguito ad un incidente, ma anche chi ha deciso di porre fine alla propria esistenza con un gesto suicida, come Cesare Pavese o il poeta Majakovsij: La barca dell’amore si è spezzata contro il quotidiano” (cit.) .

C’è una sorta di incompiutezza del gesto dettata da una continua tensione del desiderio e l’impossibilità stessa dei corpi di realizzarla.

Agnelli cattivi, titolo ossimorico a sottolineare la caparbia volontà di spingere alle estreme conseguenze le proprie vite mutilate , senza mai perderne la dignità, con grazia.

La drammaturgia di Carlo Galiero consente di rintracciare un filo rosso nell’intreccio delle componenti drammatiche, mentre la scelta dei colori brillanti per i costumi delle danzatrici, di Chiara Defant, conferisce vivacità e turgore alla scena sottolineando la grazia e la bellezza dei corpi.

Per Michela Lucenti regista, performer e coreografa non c’è teatro senza la presenza data dalla relazione dei corpi in scena.

«Il corpo è il luogo delle emozioni e mostra le dinamiche della società: mostra tutto. Ho imparato a leggere i corpi come mappe, sono la mia ossessione. Da dieci anni lavoro con disabili e malati di mente, la sofferenza è vita doppia» spiega, motivando il nome dell’ensemble, Balletto Civile. L’obiettivo è quello di creare un linguaggio universale che possa parlare a più parti sociali, anche in maniera inconscia.

Mente della compagnia, Lucenti è al suo terzo anno di direzione della rassegna di danza internazionale Resistere e Creare, titolo che allude alla difficile condizione italiana della danza contemporanea, che viene dal teatro danza, ma anche al contrappunto di forze in cui si riflette l’immenso lavoro laboratoriale che Michela Lucenti conduce nel tentativo artistico di amalgamare corpi diversi per trovare un’armonia, un accordo che sia il comune denominatore di un viaggio nel presente.

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