Donne nello spazio, tradotto e rielaborato da Daniela Domenici

Donne di molte nazionalità hanno lavorato nello spazio.

La prima donna nello spazio, la cosmonauta sovietica Valentina Tereshkova, volò nel 1963. I programmi di volo spaziale sono lenti a impiegare donne e hanno iniziato a includerle soltanto negli anni Ottanta del secolo scorso.

La maggior parte delle donne nello spazio sono state cittadine statunitensi con missioni sullo Space Shuttle e all’International Space Station. Sono tre le nazioni che mantengono programmi spaziali attivi che includono donne, la Cina, la Russia e gli Stati Uniti. Un certo numero di altre nazioni, Canada, Francia, India, Iran, Italia, Giappone, Corea del Sud e Regno Unito, hanno mandato donne in orbita o nello spazio in missioni russe o statunitensi.

Le donne nello spazio affrontano molte delle stesse sfide degli uomini, le difficoltà fisiche dovute alle condizioni non-terrestri e gli stress psicologici a causa dell’isolamento e della separazione. Studi scientifici sugli anfibi femmine e sui mammiferi non umani non mostrano, in generale, alcun effetto negativo nelle missioni brevi nello spazio sebbene non sia ancora noto l’effetto di un prolungato viaggio spaziale sulla riproduzione umana femminile.

Sebbene la prima donna abbia volato nello spazio nel 1963 si sono dovuti aspettare altri venti anni prima che un’altra volasse di nuovo.

E nonostante un certo numero di donne americane si siano sottoposte alle selezioni per astronaute negli anni ’60 e le abbiano superate non furono scelte: tutti gli astronauti dovevano essere piloti militari, una carriera che alle donne non era permessa all’epoca.

La NASA ha aperto il programma spaziale alle donne soltanto nel 1978 in risposta alle nuove leggi antidiscriminazione del tempo. Quando Sally Ride è diventata la prima astronauta statunitense ad andare nello spazio la stampa le ha posto domande sui suoi organi riproduttivi e se avrebbe pianto qualora le cose fossero andate storte sul lavoro.

Le donne con figli/e devono affrontare domande anche su come si pongono verso le aspettative tradizionali sulla maternità. Shannon Lucid, una delle astronaute del primo gruppo, ricorda di aver ricevuto domande, dalla stampa, su come i/le suoi/e figli/e avrebbero gestito l’avere una madre nello spazio. Ci si aspetta spesso che le donne siano le uniche responsabili della crescita dei/lle figli/e, elemento che può inficiare la loro carriera.

Fino a luglio 2016 erano 61 le donne sul totale di 537 “space travellers” (l’11,3%, NrT), una da Francia, India, Italia, Corea del Sud e Gran Bretagna, due da Canada, Cina e Giappone, quattro dall’Unione Sovietica/Russia e 45 dagli Stati Uniti.

Il tempo intercorso tra il primo astronauta e la prima varia ampiamente. Le prime astronaute di Gran Bretagna, Corea del Sud e Iran erano donne mentre c’è un gap di due anni in Russia tra il primo astronauta sulla Vostok 1 e la prima collega nello spazio su Vostok 6, negli Stati Uniti il gap è di ben 22 anni tra Freedom7 e STS-7, in Cina di otto anni e mezzo e in Italia è approssimativamente di dodici anni tra i voli spaziali STS-46 ed Expedition 42.

https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_female_spacefarers

https://en.wikipedia.org/wiki/Women_in_space