Il mistero della vetreria, di Margaret Armstrong, traduzione di Tiziana Prina, edizioni Le Assassine, recensione di Daniela Domenici

Due straordinarie thriller women writers, quasi contemporanee, una inglese, la più celebre, Agatha Christie, e l’altra un po’ meno, l’americana Margaret Armstrong, che nel giro di soli nove anni, geograficamente separate da un oceano, danno vita a una protagonista molto simile, un’investigatrice non giovane e “spinster “, miss Marple per Christie nel 1930 e miss Harriet Trumbull per Armstrong nel 1939, che splendida casualità…

E miss Harriet è la formidabile investigatrice di questo giallo, “il mistero della vetreria”, tradotto da Tiziana Prina; attorno a lei ruotano decine di co-protagonisti/e che saranno indispensabili a condurla, grazie alle sue splendide intuizioni, alla verità su chi sia stato/a l’omicida in due distinti delitti. Bravissima l’autrice a delineare i ritratti di tutti/e loro caratterizzandoli/e sia fisicamente che psicologicamente e facendo cadere i sospetti, a turno, su ognuno/a di loro per poi esserne scagionato/a.

Il finale è assolutamente imprevedibile e spiazzante, Armstrong non lo fa minimamente presagire, è un turning point davvero perfetto che dà la misura della stoffa da giallista dell’autrice.

Complimenti alla traduttrice che esattamente ottant’anni dopo la sua uscita ce lo propone, aspettiamo con ansia un’altra avventura della deliziosa miss Harriet…