mia cara Letizia, di Silvana Meloni, recensione di Daniela Domenici

Uno dei libri più belli che abbia letto (e non sono pochi come sa bene chi mi segue da tempo come recensora) questo di Silvana Meloni, scrittrice e avvocata sarda, che ho divorato in un soffio e che mi ha appassionato profondamente sia perché è un innamorato inno alla Sardegna (che ho avuto modo di conoscere e amare), alle sue tradizioni, si suoi piatti, alla sua lingua, ai suoi paesaggi; sia perché la protagonista è una donna, Letizia, che non appare mai ma sulla quale è incentrata tutta la storia, sia perché l’autrice usa perfettamente la tecnica del flashback alternando i capitoli che riguardano gli anni tra il 1930 e il 1935, in cui si sono svolte le vicende, con il 1957, l’anno in cui il giovane Toni, futuro avvocato, decide di tornare da Cagliari in Barbagia per indagare sui misteri che riguardano Letizia.

Questi sono tre dei motivi che mi hanno fatto amare questo libro; c’è poi il quarto, primus inter pares, che è lo splendido stile narrativo che mescola la lentezza della vita in quella parte di Sardegna negli anni 30 durante il fascismo e prima del secondo conflitto mondiale, arricchito da dialoghi, brani di diario e poesie in dialetto (con traduzione) che emozionano, con un perfetto ritmo da giallo che porterà a dissolvere la cappa di misteri insoluti che hanno circondato la vita di Letizia e di coloro che, in qualche modo, hanno incrociato il suo cammino soltanto verso la fine.

Complimenti di vero cuore all’autrice!!!