siate intelligenti, siate prudenti! di Loredana De Vita

Be Smart, Be Careful!

Abbandoniamo per un attimo (e spero se ne resti fuori per sempre) qualsiasi forma di polemica, d’altra parte non siamo polemisti ma solo polemici e non tutti sanno fare della polemica una retorica della vita quotidiana. Non abbiamo bisogno di polemica, ma di capacità di osservazione, di intelligenza e di prudenza.
La situazione attuale della pandemia da Covid19 -al di là di ogni negazione, ogni rifiuto, ogni confusione, ogni cattiva gestione, ogni esasperazione, ogni cecità- è un fatto ed è un fatto che ci sta mostrando qualcosa di noi stessi in generale, ma anche nello specifico: l’ndividualismo che già ci era noto è ancora più esasperato al punto da non accorgerci del male dell’altro negandolo anche quando ci cammina accanto.
Esistiamo solo noi, se l’altro accanto a noi è colpito, non ci riguarda, purché non si tratti di noi in prima persona; a quel punto, però, ci trasformiamo in acri accusatori del governo, dei sistemi sanitari, delle strutture, dei medici e degli infermieri (che intanto sono quelli che uniscono il carico fisico a quello emotivo del disfacimento che stiamo percorrendo), accusiamo tutti tranne noi stessi. E, vedete, non basta che l’altro sia prudente se non lo siamo anche noi poiché la relazione di aiuto è sempre una relazione, cioè uno scambio.
Vorrei, allora, che cambiassimo il modo di guardarci attorno e cominciassimo anche a guardarci dentro. Vorrei che ci si lasciasse disorientare dal dolore dell’altro e che lo si considerasse non come un male casuale e inevitabile quanto come un dolore ponderabile e prevedibile se manca la nostra cura verso l’altro e dell’altro verso di noi.
Vedete, nei mesi del lockdown da marzo fino a maggio, ci si sentiva persino più tranquilli, nonostante tutto il dolore cui abbiamo assistito attraverso i media. Ora, invece, ci si sente più fragili poiché il virus, che continua a muoversi tra noi, non trova in ciascuno una risposta di precauzione sufficiente a tutelare se stessi e gli altri. Vedo troppa superficialità e incuria rispetto alla responsabilità personale di persone che ormai da sole dovrebbero sapere come poter contribuire a fronteggiare la situazione senza accrescere i malumori e i contrasti, gli scontri e le traversie politiche. Prendersi cura l’uno dell’altro, essere intelligenti e prudenti.
Suggerirei, allora, di guardarsi attorno, di considerare il dolore, la suggestione di abbandono e di desolazione che attanaglia coloro che, per un motivo o l’altro si ammalano. Guardarsi attorno e non sentire se stessi il centro del mondo, ma avere cura del dolore dell’altro, immaginare la paura, l’ansia, la sensazione di sospensione che vive chi è ammalato o chi ha qualcuno di caro ammalato, non solo un familiare o un amico, ma anche chi si incontra di tanto in tanto, chi ti ha sorriso per strada, chi non conosci ma di cui hai sentito parlare. Usciamo da questo mondo egocentrico nel quale abbiamo risposto il senso del nostro cammino. Vedete, è un cammino bloccato, è come andare in cyclette invece che sulla bicicletta: abbiamo la sensazione di muoverci, ma non facciamo spazio attorno e dentro di noi.
Laciamo che il dolore dell’altro ci disorienti e scegliamo di essere intelligenti e prudenti.