Niente caffè per Spinoza, di Alice Cappagli, recensione di Daniela Domenici

Sono appena riemersa dalle emozioni ininterrotte che mi ha regalato questo splendido libro di Alice Cappagli, musicista e filosofa, e voglio subito parlarvene.

Straordinaria la caratterizzazione dei due principali protagonisti, il Professore e Maria Vittoria, il primo un ex docente di filosofia in pensione che è diventato cieco e la seconda colei che si prende cura di lui, all’inizio per necessità di lavoro poi per affetto sincero e ammirazione. Intorno a loro ci sono Elisa, la figlia del professore, Vally, la cognata, sorella della moglie morta, i tre amici, anziani come lui, che vanno a trovarlo quotidianamente, e due ex allievi; ma c’è anche il marito e la suocera di Maria Vittoria insieme al suo cane Aceto. Molto dettagliate le descrizioni sia fisiche che psicologiche colme di piccoli dettagli che contribuiscono a far emergere ognuno/a nella propria unicità e perfetti i dialoghi intrisi di citazioni dei filosofi amati dal Professore, da Pascal a Epitteto, da Galileo a Spinoza e tanti altri ancora.

L’altro elemento che mi ha colpito è l’amore che l’autrice ha per la sua Livorno che traspare da ogni descrizione in cui ciascun dettaglio è colorato dal suo affetto che rende la città una superba coprotagonista. Deliziosi i dialoghi in puro dialetto labronico, perfetti. Splendide anche le descrizioni di Pisa, città in cui il Professore ha molti ricordi.

Complimenti all’autrice anche per com’è riuscita a mettersi nei panni di una persona non vedente che avendo gli altri sensi più sviluppati può percepire piccoli dettagli e “vedere oltre” anche senza la vista.

Concludo con le parole finali della quarta di copertina “…in fondo siamo tutti responsabili della forma che imprimiamo alla felicità, nostra e degli altri