la vita davanti a sè, di Romain Gary, recensione di Loredana De Vita

Romain Gary: La vita davanti a sé – Writing Is Testifying

La vita davanti a sé” (Neri Pozza, 2005), prima di essere un film è un romanzo, un grande romanzo di Romain Gary, invitante e tenerissimo nonostante la durezza della situazione e della narrazione che prende i toni foschi e cupi dell’ambiente narrato, le Belleville di Parigi degli anni ’70.
Non ho visto ancora il film tratto da questo romanzo, forse lo vedrò, ma tra un po’, perché per ora voglio lasciare che le parole di Romain Gary continuino il loro lavoro di incisione nel mio pensiero e coltivino e nutrano il piacere e il gusto per una lettura che ho trovato davvero di intensità rara.
La narrazione segue un percorso ciclico, finisce dove è cominciata e, a dire il vero, leggendo l’ultimo capitolo ho avuto bisogno di ricominciare dal primo non perché non me lo ricordassi, ma perché era talmente percepibile la tensione e l’attrazione tra l’ultima parola e la prima che mi era impossibile non lasciarmi trascinare dal ciclo ininterrotto della vita narrata con le parole e lo sguardo di Momo, piccola creatura (10 anni che poi si riveleranno 14 per ragioni di amore) musulmano figlio di una prostituta che lo ha affidato alle cure di Madame Rosa (ebrea sopravvissuta ai campi di sterminio, ex prostituta che con l’avanzare dell’età smette il “mestiere” e apre una sorta di asilo di accoglienza per i figli delle prostitute fino al loro affidamento presso famiglie che li accolgano).
La storia di Momo sorprende perché include la storia del mondo di quegli anni, ma vista dalla parte dei derelitti, gli abbandonati, i giudicati, gli esclusi che, però, rivelano una capacità di aggregazione e mutuo soccorso di molto superiore a quella che ci si aspetterebbe dai ricchi e raffinati che appartengono a una categoria superiore.
Oltre la storia, intensissima, di cui non rivelerò nulla perché i lettori ne scoprano la bellezza e la sensibilità, nel romanzo di Romain Gary c’è tutto il mondo, ci sono temi politici e morali, c’è uno sguardo al dolore fisico e all’eutanasia, c’è attenzione e cura per le diversità culturali e religiose, c’è lo sguardo critico verso chi rifiuta i derelitti e c’è il coraggio di uomini e donne o omosessuali che nella semplicità del proprio amore genuino scoprono il vero potere della vita.
C’è una donna, Madame Rosa, provata dall’esperienza personale (sia quella nel Velodromo d’Inverno e dell’internamento nei campi di sterminio, sia quella come prostituta) che non prevaricherà mai la vita di Momo, che è capace di essere madre pur non essendolo, di garantire insegnamenti ed equilibrio pur non avendoli sperimentati nella propria storia personale, abile a insegnare amore e valori che non siano spendibili attraverso il proprio corpo, ma grazie ai legami umani che, unici, sono necessari per rafforzare la spina dorsale di un ragazzo come Momo, solo e abbandonato se non fosse per quella donna vecchia e brutta, grassa e irascibile che ha saputo insegnargli ad amare e che lo proteggerà fino alla fine. Una storia, mi sembra, nella quale appaiono tratti tipici dell’autore al punto che nei due protagonsiti sono riconoscibili le sue peculiarità: da una parte l’autore somiglia a Madame Rosa per la sua attenzione al corpo che si debilita che introduce al tema dell’eutanasia, dall’altra a Momo per il coraggio di un’anima che cresce e scopre amore oltre i confini dei pregiudizi e delle discriminazioni.
Ancora moltissimo c’è da dire su questo romanzo, moltissimi gli spunti che stimolano la ricerca e il pensiero, la condivisione e l’accoglienza; molto si può dire sulla sensibilità attenta e vivace con cui vengono narrate situazioni, condizioni e persone, quella sensibilità che è madre del dialogo e del confronto, ma anche madre di tutte le madri che imparano e insegnano ad amare oltre la relazione biologica con i figli e che si assumono la responsabilità della vita dell’altro.
“La vita davanti a sé” (Neri Pozza, 2005) di Romain Gary è un romanzo da amare parola per parola, lasciando che ciascuna penetri e vinca il silenzio indifferente del non amore.